E se Parmalat facesse chiarezza?

Stamattina si riunisce il cda di Parmalat. Rivolgiamo una domanda agli autorevoli consiglieri indipendenti (da Mincato a De Benedetti, da Guerra a Secchi) e ai revisori di PriceWaterHouse: concordano sempre con le scelte di bilancio della dirigenza? E a i sindaci: che dicono dei warrant? Il Giornale e mezzo mercato (tranne Lehman Brothers, azionista di Collecchio) ritiene sia necessario un aumento di capitale per fare fronte al complicato meccanismo di conversione crediti in equity impostato dalla procedura. L’errore commesso nella computazione dei warrant e la consistenza dei tardivi e opponenti iscritti al Tribunale di Parma lo farebbe pensare. Qualcuno dei consiglieri può essere più fortunato di noi e del mercato nel sapere con esattezza quanti warrant in più rispetto al capitale loro riservato sono stati emessi o si prevede di emettere? Sei mesi fa avevano sforato di 1,4 milioni. Oggi? Qualcuno ci aggiorna sulla consistenza della riserva convertibile in capitale sociale per opposizioni e insinuazioni tardive? Essa era di 225 milioni. I manager finanziari di Parmalat ritengono che detta riserva sia ancora sufficiente? E i crediti non ammessi, che se accolti necessitano capitale, sono ancora a quota 4,38 miliardi di euro, o sono cresciuti? Domande che servirebbero a rendere più trasparente la situazione patrimoniale del gruppo. O forse lo leggeremo in un prossimo report di Lehman?
Ps: Ieri abbiamo confuso l’Ir di Parmalat con quello di Intesa. Ce ne scusiamo.