E Seedorf carica i compagni: «Voglio la quinta Champions...»

La musichetta della Champions ha fatto il primo miracolo. Zlatan Ibrahimovic, 14 giorni dopo lo sbrego all’adduttore denunciato prima di volare a Barcellona, è ufficialmente recuperato alla causa milanista. Ibrahimovic è l’unico dei grandi assenti restituito al prato di San Siro, per annotare il ritorno di Ambrosini e forse anche di Boateng bisognerà attendere domenica sera. Lo svedesone può prendere per mano i reduci e i vecchi combattenti del club berlusconiano e guidarli lungo il sentiero impervio della coppa dei Campioni. Da troppo tempo, il Milan, nel suo «habitat naturale», definizione di Adriano Galliani, ha smarrito la strada maestra. Specie a San Siro dove le statistiche denunciano un gravissimo ritardo: negli ultimi nove appuntamenti domestici, i rossoneri hanno vinto una sola sfida, contro l’Auxerre (due gol di Ibra, tanto per segnalare un ricorso storico).
«Quando Ibra c’è si sente» è la convinzione generale del Milan oltre che di Allegri: perciò a Milanello hanno bruciato le tappe e l’interessato si è messo a disposizione della patria dimostrando il solito coraggio oltre che il ruolo di leader indiscusso della tribù rossonera. Sarà lui, con i suoi chili più che con i suoi muscoli tutti da levigare, a domare la resistenza del Victoria Plzen che non ha una grande storia alle spalle (è stato il primo club di Nedved), usufruendo del contributo di Cassano, ormai restituito alla dignità di protagonista nel Milan attuale. «Antonio ha capito cosa bisogna fare per stare nel Milan» il giudizio di Clarence Seedorf, il professore che al fianco di Allegri ha tenuto una “lectio brevis” sulla Champions e sul proprio stato di grazia. «La mia quinta coppa dei Campioni chiama: è dall’inizio della stagione che mi sono messo in testa questo obiettivo, l’ambiente tutto deve crederci» il messaggio passato dall’olandese al resto dello spogliatoio che ha improvvisamente smesso di pensare ai propri guai. Qui si parla della quinta coppa personale di Seedorf, ché altre quattro con 3 club diversi (Ajax, Real Madrid e Milan) le ha già alzate in giro per il vecchio continente e dalle parti di Milano ha recuperato il credito che l’età (35 anni) e un preoccupante acciacco fisico (al ginocchio) avevano messo in discussione. Il segreto di Seedorf e forse anche del Milan di oggi, è sempre lo stesso: trasformare le difficoltà in opportunità. «Ho sempre dato il massimo, anche il calcio italiano deve accrescere la propria autostima, c’è troppo pessimismo in giro» l’analisi sul suo periodo d’oro («verrà il giorno in cui si riposerà» il pronostico di Allegri).
Rima a parte, è proprio quello che sta accadendo al Milan dopo il gol scaccia-crisi realizzato dallo stesso Seedorf contro il Cesena e il pareggio all’ultimo assalto acciuffato a Barcellona. «È sbagliato parlare di catenaccio per quella partita, piuttosto di bella difesa» l’obiezione di Clarence raccolta al volo da Allegri che dal 2 a 2 ha una voglia matta di ripartire per lucidarlo come si fa con l’argenteria in attesa di ricevere ospiti di riguardo. Il Viktoria si presenta con una incoraggiante striscia: nei preliminari ha sempre vinto, al debutto ha pareggiato. Non sarà facile metterli sotto.