E Seedorf va a caccia del poker storico

Galliani: "Non sempre Clarence è inappuntabile, ma, come i grandi, nelle sfide che contano si esalta"

Milano - Quando nel settembre ’95, alla tenera età di 19 anni, si esibì con la maglia blucerchiata, venne considerato un ragazzotto come tanti altri. E pensare che pochi mesi prima, il 24 maggio, Clarence Seedorf aveva già conquistato la sua prima Champions con l’Ajax contro il Milan di Capello. In quella partita quando Kanu lo sostitui al 53’, il preveggente cronista della tv nostrana parlò di lui come di uno che non avrebbe potuto nel futuro lasciare il segno. Se lo ricorda invece bene la Juventus che il 20 maggio 1998 venne battuta nella finale di Amsterdam dal Real Madrid che aveva in squadra un certo Seedorf. Due Champions alle quali l’olandese del Suriname appose il sigillo col tris il 28 maggio 2003 a Manchester con la maglia rossonera ai danni della Juve. Ora Seedorf sogna il poker, un’impresa mai riuscita a nessun altro calciatore. «Ehi, non sono ancora un Matusalemme, ho appena 31 anni e di coppe posso conquistarne ancora», precisa felice. Contro l’United una prova da 9 per quello che ormai è soprannominato «il professore», per la sua capacità di guidare e gestire il gioco, creare occasioni e anche andare in gol con botte di inaudita potenza. Chi non ricorda i due siluri rifilati da fuori area con la maglia dell’Inter alla Juventus? Restando invece ai giorni nostri il granata Abbiati si sta ancora leccando le ferite per quel tiro dalla lunga distanza che, con effetto strano, ha cambiato direzione proprio davanti alle sue braccia protese. Godiamoci allora un’altra sua magia all’Allianz Arena contro il Bayern o quella di mercoledì sera col Manchester: finta sulla destra, tackle con un avversario e pallone calciato al volo alle spalle di Van der Sar. Visto che siamo in zona Champions, è doveroso menzionare il 2-1 a Belgrado contro la Stella Rossa. «Avevo cominciato bene la stagione, poi ho avuto un calo fisico. Ancelotti mi sostituiva spesso o mi faceva partire dalla panchina ed io mi arrabbiavo con me stesso perchè non rendevo come avrei voluto», l’analisi di Seedorf.
«Poi la svolta dopo Natale, il ritiro a Malta, la preparazione fisica adeguata, la ritrovata condizione psicofisica ed ora eccomi qui a godermi questa impresa con i miei compagni. Perchè il merito è di tutta la squadra, un gruppo che ha saputo superare difficoltà di ogni genere e che ora può puntare davvero al massimo. E poi questa mia intesa con Kakà, una cosa meravigliosa». E per chiudere i complimenti di Adriano Galliani: «Clarence a volte sembra giocare al risparmio, poi si esalta nelle sfide che contano e fa la differenza».