E Sergio prepara la carta Peugeot

A Torino si continua a ostentare ottimismo, anche se ieri l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha ammesso che quella per Opel «è una partita complessa perché in Germania è un anno di elezioni. Comunque la realtà industriale mi sembra più razionale con Fiat. Il 2009 sarà l’anno più duro in cui testeremo le nostre capacità di leadership».
Dalla Germania, intanto, i segnali per il Lingotto sono negativi. L’austro-canadese Magna, che nonostante la buona reputazione di cui gode avrebbe presentato un piano eccessivamente ambizioso rispetto alle potenzialità reali, viene portata su un piatto d’argento dai principali Länder tedeschi. Sarebbe Magna, per i politici più influenti della Germania, il partner ideale di Opel.
Tra questi il governatore della Renania-Palatinato, Kurt Beck, e i capi di Assia e Turingia, Roland Koch e Dieter Althaus. Lo stesso ministro degli Esteri e vicecancelliere Frank-Walter Steinmeier, ha definito il piano di Magna «molto solido». Coraggiosamente fuori dal coro è, invece, il governatore del Nordreno-Vestfalia, Jürgen Ruettgers, che ha annunciato il no della sua regione al progetto di Magna: «Non è accettabile perché prevede troppi tagli a Bochum».
E mentre il ministro dell’Economia cerca di smorzare i toni («nessuna tra le offerte è già stata esclusa», ha precisato Theodor zu Guttenberg) e il cancelliere Angela Merkel viene presa di mira dalla sinistra («il suo paraocchi ideologico contro una partecipazione statale in Opel significa il possibile ingresso di Magna o Fiat»), il Lingotto è stato costretto a intervenire per smentire le indiscrezioni sulla volontà di tagliare, in Europa, 12mila posti di lavoro rispetto ai - non pochi - 10mila esuberi previsti da Magna. «In realtà - precisa in una nota Fiat - il piano prevede che la riduzione degli organici, distribuita in tutta Europa e in maniera progressiva nel tempo, sarà complessivamente inferiore a 10mila. L’impatto in Germania sarà, quindi, relativamente più basso di questa cifra».
Magna, rispetto a Fiat, avrebbe offerto un contributo di 700 milioni e chiesto al governo prestiti per 5 miliardi (7 invece Torino). Intenzione degli austro-canadesi, in cordata con la banca russa Sberbank e il gruppo Gaz, nel ruolo di socio industriale, è portare Opel a produrre 5 milioni di vetture, più di tre volte di quanto sforna oggi. Come, rimane per ora un mistero. E anche l’ipotesi di mettere a disposizione le fabbriche tedesche ad altri costruttori, come Psa Peugeot Citroën e Ford suona alquanto singolare, visto che i francesi sono in difficoltà e sarebbe impopolare e difficile da digerire per l’Eliseo, che ha già avuto modo di fissare dei paletti su questo tema, permettere il trasloco di linee di montaggio fuori confine. Anche la «tedesca» Ford si vedrebbe portare via il lavoro dai vicini di casa di Opel-Magna. Nessuno, ancora, si è posto questi quesiti. In questo momento, comunque, a prevalere in Germania è il sentimento anti-Fiat, gonfiato ad arte anche dalla lobby locale dell’auto (in testa Volkswagen e Ford) che ritiene pericoloso il possibile ingresso da padroni degli italiani nel Paese, visto che già ora il gruppo torinese fa ottimi affari a Berlino e dintorni grazie anche agli ecoincentivi.
Sul piatto del governo tedesco Marchionne non ha messo contanti, ma le sue piattaforme e, soprattutto, un piano basato sulla concretezza e su numeri precisi: 7 milioni di veicoli e 80 miliardi di ricavi per una vera holding globale. «Nel 2009 - ha aggiunto ieri l’ad - il panorama del settore cambierà per sempre; e Fiat giocherà un ruolo significativo».