E Serventi Longhi dichiara guerra a un braccialetto

da Roma

All’appello degli oppositori della manifestazione di Piazza San Giovanni mancava una voce, quella di Paolo Serventi Longhi, segretario della Fnsi - il sindacato unico dei giornalisti - ma Serventi Longhi ha prontamente provveduto a colmare il vuoto ingaggiando una eroica battaglia per la libertà di stampa. Obiettivo, il temibile pass che verrà rilasciato dall’organizzazione della manifestazione ai giornalisti accreditati, un diabolico braccialetto azzurro che riporta lo slogan «contro il governo delle tasse». Il terribile inganno non sfugge all’occhio di lince di Serventi Longhi che parla di un atto «illegale e contrario alla deontologia del giornalismo», di «un'iniziativa senza precedenti, «inconcepibile da ogni punto di vista», di giornalisti che «non possono essere costretti ad esibire alcuno slogan; il loro mestiere è quello di informare in modo corretto e obbiettivo», perché è «assurdo e offensivo per la professione pretendere che un bracciale di identificazione sia trasformato in uno strumento di propaganda politica», per cui chiede «formalmente agli organizzatori di ritirare i bracciali e di consentire l'accesso all'area del palco e alla sala stampa a tutte le colleghe e i colleghi muniti dell'unico documento di identificazione professionale: la tessera di iscrizione all'albo dei giornalisti rilasciata dall'Ordine».
Le reazioni della Cdl sono immediate, ma non serviranno a piegare la schiena dritta della Fnsi. Siamo certi che la battaglia di Serventi Longhi sarà allargata a tutte le manifestazioni. In passato - ma si tratta ovviamente di una svista alla quale siamo certi porrà subito riparo - gli è sfuggito che generalmente tutti i comitati organizzatori forniscono ai cronisti pass che recitano slogan contro o a favore di qualcosa. È prassi che probabilmente il sindacato non ricorda o fa finta di non ricordare. Ne citiamo qualcuno, come esempio da portare sul tribunale della libera informazione presieduto dall’ineffabile Serventi Longhi. Congresso nazionale dei Ds, il badge per i cronisti mostra in bella evidenza lo slogan «un futuro sicuro per l’Italia». Congresso della Cisl, lo slogan diventa solidaristico, «Partecipazione, sviluppo, solidarietà». Il 14° congresso della Uil non si sprecava in fantasia, «il lavoro, vera ricchezza del Paese». Il congresso della Cgil nel 2002 dava ai cronisti un pass che portava a un «futuro di diritti». La conferenza programmatica del Psi nel 1990 si lanciava nel futuro, «una prospettiva d’avvenire». Il congresso di Milano del 1989 si accontentava di restare nel Vecchio Continente, «L’Italia verso l’Europa», mentre quello precedente sfoggiava un tradizionale «l’Italia che cambia e i compiti del riformismo». Perfino i piccoli ma perfidi repubblicani tinteggiavano con una scritta verde il cartellino con un pregnante «Gli anni ’90 che vogliamo».
Tutti questi acerrimi nemici della libertà di stampa la fecero franca allora, i predecessori di Serventi Longhi era distratti, lui pure lo era fino a ieri, ma se il braccialetto è di colore azzurro e lo slogan è contro il governo, allora non c’è scampo e si desta l’attenzione del Serventi.