E An si interroga sui poco formidabili Anni ’80

Ripensare gli anni ’80. Ripensarli da destra, per chiedersi se furono salvifica astensione dai compromessi della politica o, invece, occasione sprecata. È quanto ha fatto Enrico Nistri, voce fiorentina dell’intellettualità di An, con un’articolessa che apre le pagine culturali del Secolo d’Italia di ieri. Un sasso lanciato, con tanto di richiamo in prima pagina, per movimentare ulteriormente le acque della discussione, interna alla ex fiamma tricolore, sulle matrici culturali, sulle anime del partito e sulla sua storia.
La riflessione di Nistri parte dalla constatazione che nel lungo percorso che porta dalle origini del Movimento sociale sino ad Alleanza nazionale ci sono stati epoche e lustri cristallizzati nella memoria ed elevati nell’intangibilità del mito: la Repubblica sociale, le manifestazioni degli anni ’50 in favore dell’Ungheria, gli anni ’70 vissuti come momento di lotta contro l’avanzare dell’ideologia comunista.
Il decennio «lungo» che va dal 1979 ai primi anni Novanta invece no, è caduto nel dimenticatoio. È stato considerato solo come una pausa riflessiva, come l’anticamera a Tangentopoli. Tanto da far parlare, retrospettivamente, di una scelta isolazionista, dettata dai boni mores, che ha preservato la destra da contaminazioni e schizzi di fango della politica.
Eppure secondo Nistri quelli sarebbero stati gli anni giusti per la destra italiana. Nel 1979 le elezioni politiche avevano premiato l’Msi, lo avevano liberato dal pericolo scissionista di Democrazia nazionale. Senza contare che il quadro politico interno e internazionale forniva un sacco di suggestioni e di possibilità: le fortune elettorali della Thatcher e di Reagan, la battuta d’arresto del Pci e soprattutto il consolidarsi del «socialismo tricolore» di Craxi. Il leader del garofano avrebbe fatto, proprio in quegli anni, consistenti aperture a destra, o almeno attenuato il rigore dell’«antifascismo di Stato».
Che cosa trattenne la dirigenza missina dall’approfittarne? Il vecchio adagio virgiliano «timeo Danaos et dona ferentes». Un ripiegamento nato, parola di Nistri, soprattutto dalla paura del confronto. Un timore che faceva il paio con la diffidenza verso lo «yuppismo» e l’edonismo reaganiano. Finì così che anche sanbabilini e paninari, l’unico movimento giovanile di massa che abbia mai tifato apertamente a destra, anche se in maniera spontanea e un poco inconscia, vennero guardati con sospetto.
Tutti argomenti da ripensare e che in An faranno discutere, soprattutto tenendo conto che molti degli elettori, e dei quadri del partito, si sono formati proprio in quel periodo.