E il sindaco Fassino è già ostaggio dei grillini

nostro inviato a Torino

Avrà pure preso il Toro per le corna, ma da oggi in poi il nuovo sindaco di Torino non avrà vita facile nella Sala Rossa di Palazzo Civico. «Sarò il sindaco di tutta la città, mi metterò subito al lavoro», ha annunciato con stentorea voce Piero Fassino lunedì notte, alzando i calici della rotonda vittoria su Michele Coppola. Peccato che, a poca distanza da quel brindisi, al bar Shortbus di via Gaudenzio Ferrari altri calici contemporaneamente si alzassero. Accompagnati da toni non meno trionfalistici e decisamente poco rassicuranti per l’ultimo segretario dei Ds che furono.
I calici a Cinque stelle di Vittorio Bertola e Chiara Appendino che, circondati da decine di grillini estasiati, gridavano al «miracolo». Il miracolo dell’antipolitica, professata dall’officiante comico Beppe e dai suoi sacerdoti dell’ultima ora, vedi Travaglio Marco, convertitisi non sulla via di Damasco ma più prosaicamente sulla piazza Castello, alle litanie del Movimento. Sarà stata la «travagliata» dichiarazione di voto a favore del Movimento, sarà stata la voglia di «punire» qualcuno o più d’uno, fatto sta che a Torino il Movimento a Cinque Stelle ha fatto il botto con il 5,27 per cento, oltre 21mila voti che hanno catapultato a Palazzo Civico il capolista e la pasionaria, ovvero i due consiglieri di cui sopra.
Così riappoggiati i calici sul bancone ecco che (per la serie: meglio capirci bene fin da subito), è stato proprio il nuovo e solo apparentemente innocuo leader Vittorio Bertola a lanciare i primi inequivocabili segnali di fumo che potrebbero fare falò delle speranze di Piero Gran Torino: «Mi sembra inequivocabile che ora come ora siamo noi il terzo polo visto che siamo riusciti a far tornare alle urne i delusi, la gente stanca delle solite roboanti promesse dei vecchi partiti. Suggeriremo a Fassino alcune delle nostre idee che ci sembrano migliori delle sue. Scegliendo ancora una volta come le altre volte, purtroppo Torino ha scelto l’usato sicuro e questo rischia di farla restare indietro. Ma i nostri elettori non si devono preoccupare: noi terremo fede ai nostri impegni. Entriamo in consiglio comunale per controllare ogni delibera, per soppesare ogni decisione e per diffondere via internet il massimo delle informazioni sull’amministrazione pubblica in modo da ottenere la massima trasparenza».
Niente male come inizio per questo ingegnere informatico di 36 anni che qualcuno degli «ostili» aveva definito un po’ impacciato. A proposito di idee a cinque stelle di cui Fassino dovrebbe «far tesoro» sapete come la pensano i grillini sulla Tav? Che non si deve fare. Punto e basta. Mentre Fassino, anche se il suo partito sono anni che sguazza nell’ambiguità al riguardo, in campagna elettorale si è barcamenato dicendo che in fondo è una buona cosa.
Come minimo si annuncia dunque una bella lotta. «Durante la campagna elettorale il Pd e la sinistra - tuona Bertola - ci hanno alzato intorno un cordone sanitario, tanto che con il nuovo sindaco non c’è stato nemmeno un vero confronto ma solo sporadici incontri nei pochi appuntamenti a cui si sono degnati di invitare anche noi. Ecco perché entriamo nella Sala Rossa agguerriti. Per fare un’opposizione vera e segnalare le cose che non vanno, tipo la costruzione dell’inceneritore del Gerbido. Bisogna fermarla. Torino è la seconda città più inquinata d'Italia. Dobbiamo trovare tecnologie alternative, strade alternative, idee alternative. Altrimenti...». È quell’altrimenti che fa preoccupare un po’. Non è così, sindaco Fassino?