E il sindaco manda il conto a Obama: paghi anche lui l’«Ecopass» londinese

Nessuna deroga. Nemmeno se il passeggero si chiama Barack Obama e la sua auto «The Beast» (la bestia). Se la macchina inquina - e lo fa di certo - dovrà pagare la «congestion charge», il pedaggio di 10 sterline previsto per le vetture che entrano nel cuore di Londra. Parola di Boris Jonhson, sindaco (conservatore) della città. Che ha fatto recapitare al presidente Usa il conto completo del suo convoglio, nel caso il capo della Casa Bianca se ne fosse dimenticato. Nessuna pietà, insomma, nemmeno per l’uomo più potente del mondo. «Quando la bestia ha sfilato per le strade di Londra - ha spiegato il sindaco alla BBC - è passata sotto i varchi della Congestion Charge; al contrario di quanto accaduto col Papa le strade quel giorno non sono state chiuse». Risultato: l’Obama-mobile deve pagare, la Papa-mobile no. E pare che Johnson sia andato a battere cassa direttamente da mister Obama. «Ci siamo detti delle cose - ha rivelato il sindaco - e ci siamo scambiati i nostri punti di vista. Tutto sulla base del fatto che l’ambasciata americana, così come quelle di altri paesi, dovrebbero seguire il buon esempio di altre missioni diplomatiche “virtuose” che la Congestion Charge la pagano. Abbiamo insomma aperto un canale di dialogo», ha aggiunto Johnson. Il ragionamento di Johnson è semplice: se gli americani pagano, anche gli altri diplomatici metteranno mano al portafoglio. Gli arretrati sono d’altra parte consistenti e ammontano - considerando tutti i Paesi morosi - a oltre 51 milioni di sterline. Che in tempi di «austerity Britain» sono un bel po’ di quattrini e farebbero molto comodo al comune. Dopo gli Usa i maggior debitori sono la Russia (4,41 milioni) e il Giappone (3,65). Seguono la Germania (3,49), la Nigeria (2,70), l’India (1,88), il Sudan (1,60), il Ghana (1,54), la Polonia (1,49) e la Spagna (1,25).