E la sindaco sbugiarda i giudici: «I no global vittime di torture»

Oggi Dalla Chiesa alla «città dei diritti» celebra il libro «Inferno Bolzaneto»

La riforma della giustizia? Si fa a Genova, dove la sindaco Vincenzi ha bocciato la sentenza con cui i giudici genovesi hanno demolito il teorema accusatorio sui fatti del G8 alla caserma di Bolzaneto. Domenica la sindaco, affiancata da una nutrita rappresentanza della sua giunta e da rappresentanti delle parti civili al processo per Bolzaneto, ha celebrato la settimana dei diritti - iniziando proprio dal diritto a riscrivere una sentenza. Il palcoscenico è quello delle grandi occasioni, la sala di rappresentanza di Palazzo Tursi, scelta perché, nelle parole stesse della Vincenzi, è la sala «più rappresentativa». Di cosa? Della volontà di affermare una lettura politica dei fatti, anche contro i risultati della magistratura. A fianco degli esponenti no global seduti al suo tavolo, la Vincenzi s'è improvvisata giudice d'appello per cassare la recente sentenza sui fatti di Bolzaneto. Il tribunale di Genova ha infatti sconfessato le ipotesi di tortura e smentito i teoremi sulla demonizzazione delle forze dell'ordine. Violazioni sì, ma nessun «girone infernale».
La sinistra non ha però gradito di veder crollare i suoi castelli. Allora l'unica azione possibile era quella morale. Così scatta il «riconoscimento morale» che la Vincenzi ha conferito ai no global accolti con tutti gli onori in Comune. È una vera e propria «affermazione istituzionale» che coinvolge l'intero Comune in questo sodalizio con i no global. Per la Vincenzi sono loro le «vittime» che, pur «non avendo compiuto alcun gesto di violenza contro la città», avrebbero subito un'intollerabile «limitazione dei diritti fondamentali». Il fatto che a Bolzaneto ci fossero finiti in quanto fermati durante gli scontri di piazza è un particolare sul quale la sindaco sorvola con abilità.
Il «riconoscimento morale» della Vincenzi è un simbolico colpo di spugna per far capire che la giustizia politica non si lascia zittire dalla giustizia dei tribunali. La Vincenzi s'è calata nel ruolo di succursale della corte costituzionale e giudica con parole pesantissime. «Diritti costituzionali calpestati e interrotti» è il giudizio che si trasforma in un durissimo atto d'accusa contro i giudici. La Vincenzi della domenica passa dalla toga del giudice al trapezio dell'acrobata. Da una parte finge che i no global presenti nella caserma di Bolzaneto non avessero commesso alcun reato. Dall'altra parte rifiuta di incontrare i rappresentanti di quei «25» no global condannati per atti vandalici, devastazione e saccheggio. E subito in via Garibaldi scatta la singolare protesta dei no global contro la sindaco che ha appena stretto la mano ad altri no global. La Vincenzi insomma non vuole esagerare sporcandosi le mani con i no global più duri, e anzi spera che questo rifiuto le restituisca autorevolezza.
Ma non basta. Perché la sindaca non può negare che la scelta di campo della sua amministrazione è opposta a quella della magistratura giudicante. Oggi infatti, sempre «nell’ambito dell’iniziativa Genova città dei diritti, si continuerà a parlare di diritti violati, alle 18.30, nell’Auditorium di Palazzo Rosso. Nell’occasione verrà presentato il libro “Inferno Bolzaneto” di Mario Portanova». Appunto: «Inferno Bolzaneto». Altro che rispetto delle sentenze. E a dare la benedizione politica solenne all’eventoci sarà anche il neo braccio destro della Vincenzi, Nando Dalla Chiesa. La magistratura va rispettata solo quando fa comodo.
La settimana dei diritti intende poi riesumare il mito della resistenza e fare di Genova il portabandiera della tutela della costituzione e dei suoi diritti fondamentali, tra cui, ovviamente, il diritto ad imporre l'egemonia della sinistra. La sindaco rimette il datario del suo orologio al «24 aprile 1945» e inscena l'ennesima replica della mitologia della resistenza. L'idea dell'agenzia europea per i diritti umani è la formula definitiva per applicare l'ideologia resistenziale all'attualità, dai rom al G8.