E la sinistra dice addio al suo giorno simbolo

Il cartello promette: «Giovedì 1° maggio aperti dalle 9 alle 21». E un altro, poco oltre, ribadisce: «Siamo sempre aperti». No, non è Bentonville, Arkansas. E non è nemmeno l’ingresso di uno dei 7mila mega-magazzini Wal-Mart, templi indiscussi del più spinto capitalismo made in Usa. Questa è Cuorgnè, Canavese, cuor di Piemonte. Quanto alle scritte se ne stanno lì, inequivoche e cubitali - per più di un «compagno» quasi bestemmie - all’entrata del locale Ipercoop. Sì, proprio uno di quelli della Lega, quella rossa: ovvero compagni, «Avanti popolo», Pellizza da Volpedo e tutto il suo Quarto Stato.
Ma più che avanzare, qui qualcosa è cambiato. E non è il titolo di quel grande film americano interpretato da un ancor più grande Jack Nicholson. È solo una fotografia. Tutta italiana. Quella di un Paese per troppo tempo definito «immobile». E che ora, appunto - piaccia o non piaccia - accenna a volersi muovere. A cambiare. Più che per scelta politica, per busta paga leggera; più che per adesione ideologica, per rata del mutuo in decollo. Perché di questi tempi bastano quei 50 euro in più per disobbedire al sindacato. Sicché la notizia giunta da questa tranquilla cittadina di 10.160 anime allo sbocco della valle dell’Orco, a 414 metri sul livello del mare e a 41 chilometri dal capoluogo Torino, poteva arrivare da qualsiasi altro angolo d’Italia.
Per soppramercato, quella stessa data divenuta sacra ai socialisti di tutto il mondo a partire dalla loro Seconda internazionale di Parigi, nel 1889, subirà sempre a Cuorgnè, il prossimo 1° maggio, un ulteriore oltraggio: la sua celebrazione dovrà svolgersi più in là, spostandosi dalla sede tradizionale di piazza Pinelli a quella di piazza Rebuffo. Pochi metri, ma pur sempre un trasloco. Il Comune ha deciso così. Il motivo? Perché quest’anno il 1° maggio cade di giovedì, giorno di mercato settimanale. E pare proprio che oggi il mercato - quello delle bancarelle come quello con la maiuscola di Adam Smith - tiri molto più di delle vecchie icone socialiste.
«Nella sua drammaticità, la questione è molto semplice: i comuni sbagliano - spiega legittimamente amareggiato Alfredo Ghella, responsabile Cgil per il Canavese -. Per attirare più gente, sono infatti sempre più numerose le amministrazioni che chiedono di ottenere la vocazione turistica al fine di ottenere l’autorizzazione ad aprire negozi e attività commerciali anche nei giorni festivi. E fin qui potrebbe anche passare... Ma quello che chiediamo è che almeno una data come il 1° maggio venga rispettata».
Succede invece che la direzione Coop, ottenuta in Comune l’agibilità ad aprire, si sia poi trincerata dietro questioni di forza maggiore. Del tipo: «Ordini dall’alto. Dal momento che aprono gli altri, dobbiamo farlo anche noi». Con una precisazione: «L’adesione al 1° maggio lavorativo è volontaria e rientra nella strategia aziendale per fronteggiare la concorrenza». Come dire, da parte dei dirigenti Coop - ormai tendenti più al rosa che al rosso - un iperliberistico «à la guerre comme à la guerre». Nonché un inedito «compagni di tutto il mondo disunitevi».
Agli indignati non è rimasto che indire, sabato scorso, una manifestazione con volantinaggio di fronte all’Iper. «Per segnalare quello che riteniamo essere un errore in sé - spiega Ghella -. Tenuto conto sia della forte tradizione cooperativa della zona, testimoniata dalla presenza della bandiera di quella che fu la prima società operaia del Canavese, e correva il 1800, sia del fatto che un tragico primo maggio, quello del ’45, proprio a Cuorgnè i nazisti fucilarono cinque innocenti cittadini».