E la sinistra difende Bouchta: «È solo caccia alle streghe»

Il Manifesto parla di «deportazione in Marocco». Europa, quotidiano della Margherita, minimizza i rischi

Claudia Passa

da Roma

Lo sguardo pensoso rivolto verso l’infinito, la fronte corrugata a tradire chissà quale profonda meditazione, la veste candida, alle spalle un anonimo braccio che si leva accusatorio verso un obiettivo che il fermo-immagine non riesce a immortalare. In sovrimpressione il titolo ad effetto e a caratteri cubitali: «Caccia all’infedele».
Così Il Manifesto ritraeva ieri Bouriqi Bouchta, imam di Torino rispedito in patria, destinazione Casablanca, per effetto delle nuove norme anti-terrorismo. Poverino, veniva quasi da pensare a legger le righe che il quotidiano comunista gli ha dedicato in apertura: «Prelevato a casa nella notte, messo su un aereo, deportato in Marocco». Già, «deportato», ha scritto il Manifesto. Come gli ebrei nei campi di concentramento. Ma andiamo avanti: «In Italia da vent’anni, nessun reato. Ma ha fatto collette per la Cecenia, ospitato un miliziano bosniaco, manifestato per il velo sulle fototessere e tenuto sermoni islamisti». Poverino, neanche ci trovassimo in un Paese minacciato da Al Qaida.
La stampa di sinistra, insomma, non sembra aver gradito l’espulsione del macellaio di Torino. «Antiterrorismo, Pisanu inizia la campagna d’autunno» tuonava ieri L’Unità a pagina 13. A far da corollario, particolari da melodramma come la tarda ora del prelevamento, «i pianti spaventati della moglie e dei quattro figli», lo sgomento dell’«intera comunità maghrebina» che «si sente sempre più minacciata e messa sotto assedio». Il tutto, per giunta, sulla base di «un decreto» che era «una paginetta scarsa di dattiloscritto», e che - ma guarda un po’ - chiamava in causa «la sicurezza nazionale». La Gestapo (così Adel Smith ha ribattezzato gli agenti mandati dal Viminale) poteva far di meglio, magari declamargli un’enciclopedia.
Guai a ricordare che dopo la mattanza dell’11 settembre il macellaio-predicatore era stato accusato d’aver espresso solidarietà a Osama Bin Laden nel corso di un sermone in moschea: «Lui ha sempre negato», hanno tuonato unanimi i fogli progressisti. Tanto basta. È notorio, infatti, che tutti i criminali o i soggetti considerati pericolosi sono soliti andare a sbandierare ai quattro venti le loro malefatte. Ma il quotidiano Ds è abile, e smaschera la strategia del Viminale: «Facile che i prossimi mesi che ci separano dalla campagna elettorale ci siano altre operazioni mediaticamente accattivanti». Manca una preposizione, ma fa niente. Il concetto è chiaro.
Decisamente più pacata Liberazione. La notizia viene data con tono neutrale, in basso a pagina 6. «Decreto Pisanu - titolava l’organo del Prc -. Bouchta, imam di Torino, torna in Marocco». A sorpresa invece Europa, il foglio della Margherita, ha ironizzato sul personaggio minimizzando l’azione del Viminale: «Via Bouchta, l’imam di Torino che ama il velo e andare in tv - l’annuncio in evidenza sulla prima pagina -. Non ci mancherà, ma come antiterrorismo è poco». Tutto sommato, già il non sentirne la mancanza è un bel passo avanti.