E la sinistra fa campagna con i soldi dei contribuenti

I primi cittadini uscenti si autopromuovono con opuscoli illustrati a larga tiratura L’ira di Rifondazione: «Soldi buttati»

da Milano

Quando il centrosinistra governa, be’ farsi campagna elettorale senza spendere un centesimo è un gioco da ragazzi. Accade, ad esempio, a San Donato Milanese alla vigilia della tornata amministrativa. Il sindaco uscente e ricandidato dai Ds Achille Taverniti invia a tutti cittadini un opuscoletto su carta patinata, «Ecco cosa abbiamo realizzato». Ventimila copie, sessantré pagine «tutta facciata e ben poca sostanza». Chi l’afferma? Il candidato di Rifondazione, Massimiliano Ristretta, che giudica quest’operazione «uno spreco di soldi e di carta, utilizzando i soldi della comunità». Il costo? «Attendiamo che ci diano la delibera» dicono i consiglieri di Forza Italia. Stesso leitmotiv a Monza, dove l’architetto Michele Faglia affida a una pubblicazione edita dal Comune le magnifiche sorti sue e della giunta uscente. Opuscolo riccamente illustrato dalle fotografie del sindaco, del vicesindaco e degli assessori - quasi tutti ricandidati - che le famiglie monzesi si sono ritrovati nella cassetta delle lettere. Cinquantasettemila copie di tiratura che Faglia lascia «giudicare agli elettori», confermando così la vera natura, elettorale, della pubblicazione.
Stratagemma seguito da una gestione, diciamo singolare, pure delle concessioni dei banchetti elettorali da parte dei vigili che rispondono all’assessorato al Commercio: i punti d’incontro chiesti da Forza Italia e dalla Casa delle libertà sono «sistematicamente cancellati all’ultimo momento».
Chiaro a tutti che, nella terza città della Lombardia, il centrosinistra gioca pesante per riconquistare il palazzo comunale: «Occorre correttezza, altrimenti difenderemo i nostri diritti e i nostri spazi contro un’amministrazione uscente, la giunta Faglia, che si fa campagna utilizzando i soldi dei contribuenti», annota Marco Mariani, candidato sindaco della Casa delle libertà, che dai muri cittadini chiede ai monzesi di «voltare pagina» dopo «il tradimento della giunta rossa».
Ma i decani del centrodestra cittadino non si stupiscono: «Per cinque anni abbiamo resistito in un consiglio comunale dove il ds Faglia e i suoi pasdaran hanno fatto carta straccia delle regole» (Osvaldo Mangone, Forza Italia); «all’intifada del centrosinistra abbiamo replicato colpo su colpo nel nome della legalità» (Dario Allevi, Alleanza nazionale).
Virgolettati di un’opposizione consiliare che si candida a guidare la rinascita di Monza. E lo fa compatta, senza spaccature all’interno: unitarietà non solo per vincere, ma per governare «avendo attenzione anche ai valori della solidarietà che vanno conciliati con quelli della sicurezza». Risposta alle richieste dei monzesi, dei 130mila cittadini che non ne possono più di cinque anni di governo Faglia. Esagerazione? Basta sfogliare le lettere dei cittadini pubblicate sui giornali locali per rendersi conto dei danni provocati da Faglia e i suoi boys: «Alla prova dei fatti hanno saputo solo firmare scempi come quello di piazza Trento o scandali come il mancato interramento di viale Lombardia» (Giovanna Guffanti); «Faglia è stato latitante sui grandi progetti: da Villa Reale a viale Lombardia» (Rossano Costa); «Faglia ha deluso le tante speranze suscitate» (Michele Rovelli).
Lettere di protesta che, seppur di altro tenore, arrivano anche ai Ds. Motivo? Il segretario cittadino, Pippo Civati, non sarà più in lista: fuori dal consiglio comunale perché abituato a prendere troppe preferenze (5800 nel 2002) rischia di far sfigurare gli altri candidati. Niet che i compagni ammorbidiscono presentando un altro Civati, Sergio. Ma, scrivono i supporter di Pippo, «non è la stessa cosa». Il commento di Faglia? Silenzio. Non una riga neppure sull’opuscolo comunale.