E la sinistra imbarazzata ora si appella ad Andreotti

da Roma

Al terzo giorno di polemiche dopo l’infelice frase sulle «truppe di occupazione, Romano Prodi trova una sponda in Giulio Andreotti. E l’anziano ex leader democristiano, da sempre fautore di una politica filo-araba e di appeasement con l’estremismo islamico e i dittatori mediorentali diventa per un giorno l’eroe della sinistra radicale e dei prodiani.
Invece di attaccare in modo «aspro» e «sleale» Prodi, invita il Verde Paolo Cento, la Cdl «prenda lezioni da Andreotti, che non ha usato giri di parole richiamando il nesso tra la questione Irak e il terrorismo e definendo in modo inequivocabile una occupazione la presenza italiana in quel Paese». Mentre il prodiano Franco Monaco sfida Berlusconi e Fini: «Ora diano del terrorista anche ad Andreotti, che in termini ancora più espliciti di Prodi ha chiamato le cose col loro nome, ha detto la semplice verità». E sottolinea (forse avventatamente) che il senatore a vita non se l’è presa solo con la missione in Irak, ma «ha messo in discussione anche quella in Afghanistan». Monaco vuol ritirare le truppe anche di lì, dopo aver votato per mandarcele? Il parlamentare non lo spiega, ma intanto conferma che la correzione di rotta dell’Unione è avvenuta.
Nessuno lo dice esplicitamente, ma quel «truppe di occupazione», quella definizione secca e spregiativa mutuata dal pacifismo radicale non è stata uno scivolone verbale. Certo, il Professore poco dopo l’ha anche corretta, per frenare le polemiche esterne e le rimostranze interne all’Unione, e ha precisato che i soldati italiani non «sono» ma «vengono percepiti» come occupanti. Rutelli e Fassino, nei giorni successivi, hanno fatto finta di tenere in conto solo la precisazione, confermando che con la missione deve «cambiare natura» e non abbandonare l’Irak al suo destino. E le raffiche di polemiche arrivate dalla Cdl li hanno aiutati a far scudo a Prodi, facendo spegnere anche le prese di distanza interne, come quella di Franco Marini («Non possiamo confonderci con le tesi più radicali sull’Irak») o di Peppino Caldarola («Romano sbaglia, il conflitto mediorientale non c’entra con il terrorismo islamico»). Ma quella prodiana non è solo una manovra di propaganda in vista delle primarie, nelle quali il Professore vuol capitalizzare consensi il più larghi possibile anche dall’ala sinistra, è anche una «mossa preventiva», come l’ha definita il Corriere della Sera, per posizionarsi rispetto a quel che può accadere in Italia nei prossimi mesi e alle previsioni di un attentato islamista magari in piena campagna elettorale. Un modo, insomma, per lasciar tutta intera al governo di centrodestra, colpevole di aver «occupato» l’Irak, la responsabilità di aver attirato sul nostro Paese i fulmini di Allah e dei suoi kamikaze.