E la sinistra riapre il caso della base Usa di Vicenza: "Prodi ripensaci"

I ministri Ferrero, Mussi, Bianchi e Pecoraro Scanio scrivono al premier e riaprono lo scontro sollecitando un ripensamento

Roma - Una lettera aperta al presidente del Consiglio Romano Prodi per chiedere «un ripensamento sulla base militare di Vicenza». A firmarla sono i ministri Paolo Ferrero, Fabio Mussi, Alessandro Bianchi e Alfonso Pecoraio Scanio. «Ti scriviamo - si legge nella missiva - per sollecitare un ripensamento sulla base militare statunitense di Vicenza. Come sai non abbiamo mai condiviso la decisione di dare il via libera all’ampliamento della base. La questione non rappresenta però solo un elemento di conflitto tra forze politiche. Il punto riguarda i rapporti tra il governo e la popolazione di Vicenza; riteniamo non sia possibile continuare come se nulla fosse, in una situazione in cui la sacrosanta richiesta dei cittadini vicentini di avere un referendum popolare sull’opportunità o meno di ampliare la base, è stata disattesa da chi aveva il potere di organizzare la consultazione. Ti chiediamo quindi un ripensamento anche alla luce dell’ordine del giorno che impegna il governo ad organizzare entro i primi sei mesi del 2008 una Conferenza nazionale sulle Servitù militari».

Un appello ancor più significativo in un momento di grande tensione a livello internazionale: «In questa situazione, in cui crescono le tensioni internazionali e i venti di guerra, aprire una interlocuzione vera con le popolazioni che si oppongono all’allargamento della base statunitense è un punto decisivo per un governo progressista e democratico. Per questo ti chiediamo di prendere ogni iniziativa utile per ricercare una soluzione rispettosa della dignità, della qualità della vita e dei diritti dei cittadini vicentini».

Jannone (Fi): il governo continua a disintegrarsi «Ancora una volta sulla politica estera, nella fattispecie sulla base Nato di Vicenza, la maggioranza non si lascia sfuggire l’occasione per fare perdere credibilità ad un governo che ogni giorno vede disintegrarsi i suoi pezzi e si contraddice sulle principali questioni economiche, sociali, e su temi come quello della giustizia e della sicurezza. Tutti argomenti questi determinanti per la vita dei cittadini». Giorgio Jannone, del direttivo di Fi alla Camera, conclude dicendo: «Davvero non si comprende come Prodi possa non avere un sussulto di dignità, dimettendosi al fine di rendere il Paese governato e governabile».