E la sinistra si scatena nello sciacallaggio: «Moralisti di facciata»

da Roma

«Disprezza le tentazioni ed abbraccia le tribolazioni» diceva padre Pio. Un monito che col senno di poi l’onorevole Mele, ne siamo certi, avrebbe accolto volentieri. Visto che per «l’avventuretta di una sera» dal gossip si è rapidamente passati ad un caso politico. Che neppure le dimissioni dall’Udc, annunciate domenica sera «per evitare speculazioni e danni al partito» e accettate ieri mattina dal segreterio Lorenzo Cesa, sono riuscite ad arginare.
In giornata si sono susseguiti gli attacchi durissimi, specie da sinistra, contro Mele e contro la linea politica dei centristi che per domani, ironia della sorte, avevano annunciato l’allestimento di un laboratorio mobile per il test antidroga ai parlamentari. Ad accendere la miccia sono i Comunisti italiani: «È il trionfo della doppia morale, dell’ipocrisia e dei bacchettoni» sentenzia il leader Oliviero Diliberto, che si chiede «come voterà uno beccato a un festino hard, il giorno che voteremo in Parlamento sulla sacralità della famiglia». Manuela Palermi ricorda «le tante volte che si sono scagliati contro i Dico e contro il Gay Pride». E offre un’indicazione ai centristi: «È bene che in futuro abbiano qualche pudore ad affermare i valori della famiglia benedetta dalla Chiesa e dal matrimonio in contrapposizione alla laicità dello Stato e alla libertà dei cittadini». È d’accordo anche il senatore Bonadonna, che richiede per la situazione «boccaccesca e allegra un minimo di serietà». E poi bolla come un «carico di sciocchezze», le parole del segretario centrista Cesa, che aveva definito «dura la vita del parlamentare», a cui bisognerebbe «dare di più», per esempio consentendo «il ricongiungimento familiare».
Sulla proposta ironizza Roberto Villetti (Rnp), quando plaude a Cesa perché «finalmente ha capito che i carichi di un parlamentare sono talvolta molto onerosi, poiché ve ne sono alcuni con più famiglie». «Una toppa peggiore del buco» per Silvana Mura (Idv), che ricorda al leader centrista come «la politica uno la sceglie e non è affatto obbligato». Critico anche Francesco Caruso (Prc) che in più invita ad annullare «per decenza» il test antidroga fuori Montecitorio, «un’iniziativa demogogica e di facciata».
Intanto, mentre il coordinatore dell’Idv Puglia, Pierfelice Zazzera, chiede le dimissioni di Mele anche dal Parlamento, Franco Grillini (Sd) identifica «una nuova categoria, quella dei puttanieri moralisti» e vede «già partita la gara del perdonismo», invitando il partito di via Due Macelli «a moderare l’estremismo sessuofobico e omofobico e il clericalismo da convenieneza elettorale». Il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, esorta invece a «coordinare i proclami con i comportamenti personali» anche se, dice, «la vita privata di una persona, seppure pubblica, è esclusivamente affar suo». E se Piobbichi (Prc) ora capisce perché nella legge in vigore «la cocaina è più tollerata della cannabis», il verde Poletti annuncia che per motivi di «coscienza» farà il test antidroga «anche se sarò l’unico del mio partito».
In difesa di Mele da Forza Italia Gaetano Quagliariello rivendica per «ogni persona» il «diritto all’errore» e ribadisce che non si sottoporrà al test. E anzi invita «l’amico Cesa e l’Udc a ripensare la loro iniziativa». Quello che sta accadendo è «disgustoso» per Maurizio Lupi che esprime solidarietà a Mele in un Parlamento in cui vede una vasta «comunità di farisei». E se Napoli dice di «non aver mai visto tanti inquisitori in giro», Alfano ricorda che «si tratta di fatti squisitamente personali» e che «solo lui sa quello che è accaduto quella sera».
Daniele Capezzone (Rnp), «dispiaciuto per il linciaggio in corso», parla di ipocrisia e domanda «quanti tra coloro che oggi scagliano pietre si sono trovati o si troveranno in una situazione analoga». Sulla stessa linea Francesco Cossiga, che difende il collega «ingiustamente crocifisso» e ricorda che vicende simili «non erano estranee al grande partito della classe operaia di Gramsci e Togliatti».
Infine il leader dei cristianodemocratici Rotondi richiede «silenzio e rispetto per il parlamentare e la sua famiglia» perché «su casi come questi chi ha qualcosa da dire si faccia avanti o taccia».