E la sinistra vuole stracciare il Concordato

L’Unione alza il tiro contro la Chiesa: «Non vada oltre e rispetti il Parlamento»

da Roma

La Chiesa viola il Concordato che va rivisto se non addirittura cancellato. La sinistra alza il tiro contro le gerarchie vaticane e minaccia l’azzeramento dei patti tra Stato e Chiesa. Non è tanto l’ennesima condanna della legge sulle convivenze da parte del Santo Padre a preoccupare la maggioranza quanto l’annuncio fatto ieri dal cardinale Camillo Ruini sull’arrivo di «una parola ufficiale... impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa». Un parere dunque che rischia di bloccare il cammino del ddl sulle coppie di fatto prima ancora che faccia il suo primo passo, visto che condizionerebbe il voto dei cattolici. L’Udeur di Clemente Mastella ha già annunciato il suo voto contrario ma sarebbero molti i cattolici dell’Ulivo a trovarsi in difficoltà. Lo sa bene il ministro di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che infatti prima si chiede «se la Chiesa non vada oltre i limiti del Concordato» e «se i rapporti fra stato italiano e Santa Sede prevedano questa forma di intervento». Poi individua quello che è il vero problema, non l’intervento della Chiesa ma «la laicità dei comportamenti dei politici che sono eletti dal popolo italiano» ricordando che «il Parlamento è sovrano e si discute ma il vincolo di maggioranza c’è su questa come su altre leggi. Si è fatto un atto politico, non è un problema di coscienza». E Pierluigi Mantini della Margherita si rivolge direttamente ai suoi compagni di partito teodem: «È il momento di sciogliere l’ircocervo e di dimostrare se sono più teo o più dem, democrazia e teocrazia non possono stare insieme, sono antitetiche». Pronta la risposta del senatore Luigi Bobba, l’ex presidente delle Acli, che non si sbilancia. «Il cardinal Ruini ha tutto il diritto di parlare nel merito di un argomento particolarmente delicato e importante - dice Bobba -. Ora aspettiamo di vedere cosa è scritto». Sempre cauto ma orientato sulla linea di Mantini anche il coordinatore esecutivo della Margherita, Antonello Soro. «Noi dobbiamo rispettare le opinioni dei vescovi ma non spetta alla Cei dettare i comportamenti del Parlamento - dice Soro -. Come cattolico sento vincolante l’indirizzo dei vescovi nelle mie scelte di vita». Drastico sul Concordato anche il il segretario socialista Enrico Boselli. «Gli interventi politici delle gerarchie ecclesiastiche che pretendono di dettare al Parlamento cosa si può fare e cosa no anche in materia di unioni di fatto, dimostrano che è arrivato il momento di mettere all’ordine del giorno il superamento del Concordato», dice Boselli.
E a sancire la rottura arriva il giudizio del costituzionalista Stefano Rodotà, eletto qualche anno fa con la sinistra indipendente e poi con il Pds. Il Concordato «è stato messo in discussione dalla Chiesa, che vuole esercitare sovranità anche sullo Stato italiano» in questo modo «si è aperto un conflitto» visto che «è stato giudicato sovversivo un atto legittimo del governo».