E solo Bossi riesce a guadagnare la prima fila

Roma - «Dov’è il mio posto?». «Guardi, onorevole, dovrebbe essere laggiù, sulla destra, in settima fila». Il parlamentare storce un po’ il muso, non crede alle sue orecchie, ma alla fine si fa guidare dall’hostess. D’altronde, il Cavaliere l’aveva annunciato: «Stop alla nomenklatura», anche, forse soprattutto, sotto il podio. E il colpo d’occhio, guardando la platea dal palco, tranne qualche viso eccellente, spiazza un po’.

Già, e una volta tanto, il talloncino «riservato» nelle prime due file, se lo beccano gli under 30, ragazzi e ragazze di Forza Italia e Alleanza nazionale. E così, poltrone vip solo per il leader, Silvio Berlusconi, così come per i presidenti dei due rami del Parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Va così per un po’, finché qualcuno si deve fare da parte e lasciare la poltronissima all’ospite tanto atteso: il Senatùr, per nulla intimorito nell’attraversare l’intero padiglione, in compagnia di Roberto Maroni e Roberto Cota, prima di presentarsi all’amico premier, lesto ad andargli incontro.

E mentre la deputata azzurra Annagrazia Calabria, la «madrina» del Congresso, saluta il premier, il leader del Carroccio costeggia le transenne e incrocia i delegati del Pdl. E se poco più tardi Berlusconi ricorderà la lunga e consolidata alleanza con la Lega, il ministro delle Riforme non si sbilancia sul clima congressuale. Di una cosa però è certo: «La Lega è la Lega, ma questo è il popolo con il quale siamo stati alleati fino ad ora». Giunto sotto il palco, stretta di mano calorosa con il presidente della Camera e applausi convinti in platea, a cui il segretario federale risponde a modo suo: braccio sinistro in alto e pugno chiuso.

Senatùr a parte, che catalizza per un po’ l’attenzione generale, la novità è la disposizione a «macchia di leopardo» di deputati, senatori, ma pure ministri. Capita di scorgere nelle retrovie gente del calibro di Giulio Tremonti, Claudio Scajola, Maurizio Sacconi, ma anche Ignazio La Russa, Gianni Alemanno.

La mappa parla chiaro. La nomenklatura insieme al popolo del Popolo della libertà, dalla terza all’ottava fila, in linea di massima. E fa fatica pure Denis Verdini, coordinatore azzurro ancora per qualche ora, in attesa di ricoprire lo stesso ruolo nel partito unico, nel tentativo di dare un minimo di ordine lì davanti: «Non vi accalcate, non vi mettete tutti nelle prime file, scegliete qualche posto più in là, andate verso l’esterno, non all’interno». Non c’è storia, è tutto inutile. E fa specie vedere anche Sandro Bondi in quarta fila, come Fabrizio Cicchitto o Italo Bocchino in quinta. E perché no, in ordine sparso, Angelino Alfano, Renato Brunetta e via dicendo.

Ma tant’è. E lamentele a parte (qualcuno le sussurra, ma era inevitabile), l’obiettivo del Cavaliere è stato raggiunto. E quindi, a favore di telecamere, solo la nuova generazione, la stessa che dovrà guidare, in futuro, proprio quel Pdl che sta per nascere.