E S&P boccia la politica economica dell’Unione

da Roma

In tema di riforme strutturali la strategia del governo è «inadeguata» e le misure contenute in Finanziaria non produrranno «una robusta, coerente riduzione» del debito pubblico. L’agenzia di rating Standard and Poor’s torna a criticare la politica economica di Prodi e Padoa-Schioppa.
E non ha nessuna intenzione di migliorare il rating, dopo l’ultimo declassamento, all’indomani del varo della manovra. «Per noi - ha detto Maria Pierdicchi, managing director di S&P Italia - l’outlook resta stabile e incorpora già una parziale riduzione del deficit e del debito» previsti dal Governo per la fine del 2007. Per quanto riguarda i dati macroeconomici, S&P prevede un Pil reale dell’Italia all’1,2% nel 2007 (in rallentamento rispetto all’1,5% stimato per quest’anno) e un andamento dei prezzi al consumo in calo dal 2,2% del 2006 all’1,8% dell’anno prossimo.
Per migliorare le previsioni di rating - ha spiegato l’analista - occorrono misure in grado di intervenire in modo deciso sulla spesa pubblica. «Per ora - ha però aggiunto - non c’è nessun segnale di riforme strutturali». E se quella delle pensioni, in agenda per l’anno prossimo, andasse in porto? «Se sarà tale da cambiare radicalmente lo scenario - ha risposto la Pierdicchi - lo prenderemo in considerazione».
«C’è un secondo nodo strutturale da affrontare - ha poi aggiunto Vittoria Ferraris, associate director di S&P per la finanza pubblica - prima ancora della riforma delle pensioni. Si tratta della riforma del pubblico impiego». Secondo l’analista, infatti, «mentre sulle pensioni esiste quantomeno un accordo di massima con i sindacati, la riforma del pubblico impiego è tutta da costruire».
Proprio sul tema delle riforme strutturali Standard and Poor’s mantiene il suo severo giudizio sull’operato del governo, almeno fino a questo momento: l’agenzia di rating giudica inadeguato quanto fatto su «spesa pubblica (pensioni, sanità, amministrazione)» rilevando inoltre una «riduzione solo marginale del deficit, per lo più con aumenti fiscali», «incertezza delle entrate da lotta all’evasione» e «il carattere debitorio del trasferimento del Tfr». In altre parole - conclude Standard and Poor’s - con queste misure il debito non scende.