E per spot Penati si regala Chiambretti

Il presidente della Provincia di Milano ha già pagato 150 consulenze. E ingaggiato lo showman per fargli pubblicità

Gianandrea Zagato

da Milano

Non si sa quanto vale l’ultima «marketta». Ma per il presidente sono certamente soldi ben spesi. E Piero Chiambretti onora l’ingaggio facendo pubblicità a Filippo Penati che l’ha scritturato. Sei mesi di contratto, scade nel dicembre 2005, come testimonial dell’inquilino della Provincia di Milano che, Chiambretti dixit, «da grigio funzionario del Pci è diventato un figo della madonna...».
Ma il Pierino tivù in versione dottor Stranamore - a bordo di un pullman va a zonzo per i 188 Comuni del Milanese a caccia di videomessaggi - ignora che il merito della trasformazione dell’ex sindaco dell’ex Stalingrado d’Italia è dovuta soprattutto a Barbara Vitti. Sì, è stata la guru della moda nazionale a cambiare «gratuitamente» le «sembianze» del sindaco di provincia candidato alla presidenza della Provincia: giacca casual firmata Armani, «a prezzi scontati», capelli più corti e un pizzetto al posto di quel barbone che aggiungeva anni di troppo. Cambiato pure il cinturino dell’orologio: niente acciaio ma pelle. Look della stratega dell’immagine premiato alle urne. Dettaglio non da poco. Che è però censurato dalla determina (n.86 del 6.12.2004) siglata dal direttore settore comunicazione, Franco Maggi. Quella, sorpresa, che arruola la Vitti, «intuitu personae», nello staff del presidente Penati con un incarico di collaborazione per ottantamila euro, Irap inclusa: impegno economico per dieci mesi di lavoro - dal dicembre 2004 al settembre 2005 - ovvero quindici milioni e 490mila vecchie lirette ogni trenta giorni.
Niente male davvero per offrire idee «nel coordinamento di una nuova immagine della Provincia, attraverso l’organizzazione programmata di eventi istituzionali e di rappresentanza che saranno curati da personale altamente qualificato e di comprovata esperienza nel settore delle pubbliche relazioni e dei cerimoniali, al fine di qualificare e promuovere una forma di stile». Incarico esterno perché a «seguito di ricognizione» si è confermata - scrive Maggi - «l’indisponibilità, all’interno della struttura, di un profilo professionale adeguato ed equiparabile per far fronte alle esigenze per far fronte alle esigenze professionali». Frase d’obbligo che si ritrova in tutte le determine di incarichi di consulenze.
Quelle che, stamani, Forza Italia insieme a Alleanza nazionale, Udc e Lega presenteranno alla stampa in un dossier intitolato «365 giorni e un miliardo di euro dopo: il vero bilancio di un anno di Governo rosso a Palazzo Isimbardi».
Appuntamento politico sgradito a chi ogni 27 del mese di ritrova un bel gruzzoletto sul conto corrente e accende un cero a san Filippo Penati: qualcosa come «centocinquanta beneficiati», dice la Uil, dalla giunta di centrosinistra in cambio di studi, analisi e riflessioni. «All’appello manca solo un perito esterno per saggiare la fornitura di sapone liquido come, nel 1997, fece l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando» chiosa sprezzante Bruno Dapei, capogruppo degli azzurri. Consulenza che ben difficilmente sarà doppiata a Palazzo Isimbardi, dove Penati si autoproclama «presidente dello sviluppo, in grado di garantire benessere a tutti i cittadini». Valutazione condivisa dalla giunta operaista che non elargisce compensi da manovale. Esempio? Gli ottantamila euro per nove mesi di lavoro finiti nelle tasche del signor Nicola Colonna per la direzione artistica dell’Idroscalo. O i cinquantamila euro (lordi, s’intende) per «avviare uno sviluppo programmatico di interventi all’Idroscalo» andati all’architetto Massimo Cicognini in cambio di quattro-mesi-quattro di studi.
Ma spulciando l’elenco della gestione del portafoglio provinciale messo in piedi dalla giunta Penati si scoprono alcune curiose coincidenze. Come quella che porta dritto all’assessorato Viabilità in mano al ds Paolo Matteucci: è il suo direttore centrale a «determinare» la collaborazione della «dr.ssa Susi de Pretis per un anno» come ufficio stampa dell’assessore. Incarico a chi ha già come clienti del suo studio di comunicazione, i Ds-Milano, il gruppo d’opposizione al Comune di Milano e la Festa dell’Unità. Dettagli ignorati, naturalmente, nella determina di consulenza.