E dopo via Stalin vicolo Hitler?

Perfetto: a protestare contro il progetto di dedicare nuove vie di Roma a Craxi e Almirante e Berlinguer e Fanfani (idea veltroniana perfezionata da Alemanno) è rimasta solo una sinistra residuale nonché la consueta e penosa Italia dei valori, quella che sotto alla targa di via Garibaldi probabilmente scriverebbe «latitante a Caprera». Il resto è tutto già visto e noioso. Giorgio Almirante, tempo fa, era stato descritto come un terrorista perché a Latina volevano dedicargli un piazzale: e intanto, a Napoli, più silenziosamente, via Almirante l’auspicava persino una come Rosa Russo Iervolino, ex vicina di casa del leader missino. E Craxi? A Ozieri, in Sardegna, via Craxi c’è da anni e incrocia viale Berlinguer. I dubbi se permettete sono altri, e altre le domandine da porre. Del tipo: perché, nel 1994, i pidiessini di Genova negarono una via a Enzo Tortora? Perché dissero che sarebbe suonata come una presa di posizione contro i giudici? Vorrebbero per caso rimediare? Poi: passi per le numerose via Tito, via Lenin, via Marx, via Vietnam, via Mao. Ma, ecco: via Stalin? Come è possibile, in Italia, che sopravvivano delle vie dedicate a Stalin? Che c’è scritto sotto? Sanguinario? Assassino? Massacratore? Sterminatore? Arcipelago gulag? Occhio che prima o poi qualcuno, a proposito di sanguinari, reclamerà la par condicio.
Filippo Facci