E' stato un furto dei romeni? No, dell'arbitro

Chi sperava di vedere in campo
uno scontro tra civiltà, si è dovuto
rassegnare a una semplice
partita di calcio. Nella quale
il protagonista negativo
è stato un fischietto norvegese<br />

Che caso: ci giochiamo tutto con la Francia. Questa storia non mi è nuova. Sta scritto da qualche parte: ogni volta che la incontriamo, dev'esserci un clima da guerra mondiale. Che sia una finale tedesca, che sia la miseria di uno stupidissimo primo turno agli Europei. Prepariamoci a ritirare fuori il solito armamentario di questa sfida eterna e irrisolvibile: la loro grandeur, Materazzi-Zidane, quel mister simpatia di Domenech. Per quanto ci riguarda, però, le chiacchiere ormai stanno a zero. Possiamo solo vincere. Sperando che basti.
In questa simpatica situazione ci infila ovviamente la Romania, nazionale investita a casa nostra da un'ondata di improvvisa adorazione, per via di una subdola e acrobatica sovrapposizione dei temi politici, etnici, sociali che francamente ha rotto l'anima. Guarda caso, chi pensava di ritrovare sul campo due partiti ben precisi, in azzurro i cinici razzisti cacciatori di Rom e in giallo le inermi vittime che si riscattano col sudore della corsa, in azzurro la reazione e in giallo la democrazia pauperista, in azzurro la destra e in giallo la sinistra, ecco, chi la metteva su questo piano improvvisamente s'imbatte in una partita perfettamente normale. Le squadre all'ingresso si stringono la mano, i tifosi cantano il proprio inno e non fischiano l'altro, la partita fornisce tensioni ed emozioni di stampo puramente sportivo, e alla fine tutti quanti se ne escono scambiandosi persino sfinite pacche sulle spalle.
Però, la sorpresa: Italia-Romania, la madre di tutte le partite, il padre di tutti gli scontri etnici, scodella sul campo lo spettacolo puro e semplice dell'agonismo leale. Purtroppo per noi, festeggiano più loro. Grazie ad una prova decisa e forzuta, ma anche grazie a un arbitro che scatena parecchi sospetti sull'affidabilità della gentile signora. In più, c'è questa scoperta scientifica della forte diversità nell'anatomia posteriore tra Lippi e Donadoni: quello ai mondiali tedeschi subiva mezz'ora e faceva un gol, questo in Svizzera preme mezz'ora e regolarmente ne prende uno.
Messo tutto quanto assieme, rieccoci alla canna del gas. Per quanto depressivo possa risultare questo pareggio, resta però la consolazione di vedere finalmente felici tanti connazionali. Sono felici quelli che stanno già scandendo il conto alla rovescia, spumantino in mano come alla mezzanotte di capodanno, per il siluramento di Donadoni e il ritorno di Lippi. Sono felici quelli che considerano la nazionale come la squadra del proprio bar nel torneo dei quartieri, così da tifare Italia solo se gioca un romanista o un milanista in più o in meno, salvo considerare il cittì di turno immancabilmente venduto alle mafie avversarie. Sono felici quelli che sventolano il tricolore solo per dargli fuoco con l'accendino, durante manifestazioni molto pacifiste. Ed è felice, tanto felice, immensamente felice, chi nel 2008 ancora guarda male la gente che sbadatamente, senza malizie e sottintesi politici, per il solo fatto di averlo sempre urlato sin dalla più tenera età, ancora oggi si fa sorprendere ad urlare «Forza Italia». Via, diciamolo una volta per tutte: non è possibile, in una democrazia moderna, essere circondati da questi soviet fuori tempo massimo che ancora vigilano su chi maldestramente urla «Forza Italia». C'è un sacco di gente timorosa che da tempo intima ai figli di urlare solo «Forza azzurri», così da evitare spiacevoli attriti con i vicini. Ma è vita, questa?
In ogni caso, rallegriamoci: la Romania ha restituito un senso alla vita di mezza Italia. Certo, il capolavoro assoluto, la soddisfazione totale sarebbe essere qui adesso a raccontare come la nostra sconfitta, la nostra eliminazione, la nostra rovinosa figuraccia porti la firma proprio di Adrian Mutu. Ma certo, del romeno che vive in Italia, lontano dal suo Paese, sopportando il nostro becero egoismo e il nostro cinico razzismo. Purtroppo, Mutu si ferma a metà dell'opera: suo il gol dell'1-0, suo però il rigore tirato addosso a Buffon.
Un peccato. Per una certa Italia, oggi ci sarebbe la storia esemplare: buttati fuori da Mutu. La riscossa dell'immigrato romeno, che rende giustizia a tutti gli immigrati romeni. Proprio la storia perfetta. E pazienza se tempo fa l'abbiamo ripreso per i capelli dalla cocaina londinese. E pazienza se da diversi anni, ormai, lo ricopriamo di miliardi.
Cristiano Gatti