E stavolta Ronaldinho arriva

nostro inviato a Palermo
La sintesi è meglio di cento aggettivi e mille ragionamenti: Milan spazzato via dal Palermo e ricacciato indietro a riflettere sui suoi difetti antichi, riemersi puntualmente. A parole Ancelotti e il Milan promettono di accorciare la distanza dall'Inter prima di Natale, coi fatti dilatano il distacco e lo rendono già adesso un vallo lungo sei punti. A parole Ancelotti e il Milan seminano speranze, come accadde ai tempi della penalizzazione ma si ritrovano invece al capolinea dopo una striscia lunga sedici partite senza mai perdere, in Uefa e in Italia. La scaramanzia del 17 non conta, intendiamoci. Conta invece quel disastro di prova, ieri sera, senza Kakà e Gattuso: uno è un terminale decisivo di gioco, l'altro è il cuore che batte forte nel petto della squadra. Possiamo scriverlo senza incorrere in errore: senza quei due, questo Milan, impoverito in attacco dall'infortunio di Pato e reso ancora più fragile e tremebondo dalle prestazioni di Pirlo, Ambrosini, Flamini, Emerson, i quattro centrocampisti esibiti, è ben poca cosa. E non può certo immaginare di fare il solletico all'armata nerazzurra. Per tacere anche delle credenziali fisiche: il Milan è stato spazzato via dal Palermo, nella corsa e nei duelli corpo a corpo. E dalle parti di Ballardini, tranne Carrozzieri, non ci sono certo dei panzer. È vero, nello sviluppo della sfida, pesa l'errore (o la prodezza di Amelia, dividiamo onori ed oneri al 50% tra i due protagonisti) di Ronaldinho che può incanalare nel primo tempo il risultato in modo diverso. Ma è il Palermo a fare la partita, a dettare i tempi dell'assedio, a sfiorare più volte il bersaglio nel primo tempo prima di dilagare nella ripresa e di rischiare di rifilare, sulla schiena di Abbiati, una umiliante goleada. Attenuata, alla fine, dall'1 a 3 di Ronaldinho, dal dischetto. Altro che anti-Inter: intanto c'è la Juve sul collo.
Se la prima impressione è quella che conta, la prima impressione dettata dalla sfida è quella di un Milan in balia delle folate del Palermo, timido e impacciato nel difendersi, poco risoluto nel ripartire pancia a terra, col suo noto palleggio. Le smorfie di Galliani in tribuna ne sono una solenne conferma. Nella prima frazione Abbiati deve opporsi spavaldo un paio di volte alle stoccate di Miccoli, al resto provvedono salvataggi occasionali (Ambrosini sulla sassata di Bresciano) o amnesie inspiegabili (Cavani in fuorigioco davanti alla porta) dell'attacco di Ballardini. Non tiene il centrocampo rossonero, segno che non è solo questione di disegno tattico nè si possono esibire come alibi le assenze di Gattuso e Kakà: Flamini è in balia dei rivali, Pirlo ancora con le gomme sgonfie, ecco il perchè. L'unica arma a disposizione resta l'italico contropiede affidato alla velocità di Pato, in partita per meno di mezz'ora e capace di produrre l'essenziale (sinistro rovente deviato in angolo, rigore procacciato sull'uscita da kamikaze di Amelia a cavallo della linea). Ronaldinho sbava dal dischetto (ma ci sono almeno due rosanero in area, penalty da ripetere) e tenta di rifarsi prima dell'intervallo, su punizione (traversa scheggiata).
Quel che non riesce al Palermo nel primo tempo, riesce nella frazione appena si allentano gli ormeggi della barca rossonera: Zambrotta non chiude Miccoli, Maldini si fa trovare impreparato, Abbiati concede a Semplicio il comodo salto del 3 a 0. Mai visto un Milan così arrendevole e in difficoltà, come foglia al vento spazzata via dalla tempesta di vento che soffia su Palermo. Ballardini può essere fiero dei suoi, come squadra, come gioco e come salute fisica. E può ricostruire nelle prossime settimane un altro campionato, degno del valore del gruppo.