E Stoner l’ingordo dà lezione a tutti Dottore compreso

da Phillip Island

Sotto il podio una marea di gente entusiasta, sopra il gradino più alto Casey Stoner, il campione del mondo, l'idolo australiano, il pilota che con i suoi successi ha cambiato i parametri del motomondiale, scombussolando completamente i valori in campo. E a completare un'altra giornata leggendaria per la Ducati, ecco il secondo posto di Loris Capirossi e il quinto di Alex Barros: per la Casa di Borgo Panigale non c'era modo migliore per suggellare la conquista matematica anche del mondiale costruttori, dopo aver vinto in Giappone, tre settimane fa, quello piloti.
«È un'impresa storica, una stagione incredibile e forse irrepetibile: siamo consapevoli di aver fatto qualcosa di speciale» dice giustamente orgoglioso Livio Suppo, il responsabile del progetto Ducati MotoGP, l'uomo che ha spinto nel 2004 per lasciare la Michelin per le Bridgestone - che fino all'anno scorso tutti denigravano, ma che adesso tutti vogliono, compreso Valentino Rossi - e che ha ingaggiato Stoner alla fine del 2006. Ma nemmeno Suppo poteva immaginare un simile trionfo, un tale strapotere di un pilota che una volta di più si è confermato un campione del mondo degno. «Salire sul podio davanti a tutta questa gente è qualcosa di incredibile, un'emozione pazzesca, con sensazioni ancora più belle di quelle del Giappone, quando vinsi il mondiale» si fa quasi timido Stoner.
In Australia, dopo due giorni difficili con altrettante cadute, Casey sembrava avere vita dura e il suo successo non era così scontato. Ma in gara, Stoner ha imposto la sua legge, trionfando per la nona volta in questa stagione. «Non potrei chiedere di più. Dopo aver ottenuto il titolo, vincere questa gara era per me l'obiettivo più importante. Sono partito forte, ma Hayden mi è rimasto attaccato, mi ha messo sotto pressione. Poi, quando lui ha avuto un problema, ho dovuto solo mantenere la concentrazione. La conquista del mondiale in Giappone mi ha permesso di godermi di più questa gara, la mia più bella, e questo trionfo».
È il suo momento e niente e nessuno può rovinargli una festa che dura dal primo Gp dell'anno, quando, a sorpresa, riuscì a battere Valentino Rossi. Allora la sua vittoria sembrava frutto soprattutto della potenza della Ducati, ma dopo sette mesi è chiaro che in questo titolo c'è molto di Stoner. Come conferma peraltro il suo compagno di squadra, Loris Capirossi, splendido secondo davanti a Rossi. Nell'anno più difficile dei cinque passati in Ducati, Loris sta comunque raccogliendo risultati importanti e nelle ultime due gare è il pilota che ha conquistato più punti, con un successo a Motegi e il posto d'onore a Phillip Island. «E pensare che molti mi davano per finito! - è la rivincita di Loris -. Ma io, dopo 18 anni sono sempre qui a lottare». Un Capirossi così avrebbe ancora potuto fare bene con la Ducati, ma nel 2008 Loris andrà alla Suzuki, sostituito da Melandri, protagonista di un'altra gara da dimenticare (decimo). «Ma io non ho nessun rimpianto e sono convinto di aver fatto la scelta migliore per la prossima stagione. Mi toglierò parecchie soddisfazioni», assicura. Era tanto che non si vedeva un Capirossi così.