E gli studenti giudicano gli aspiranti attori

Valeria Arnaldi

Giorni decisivi per il Premio Claudio Gora, rassegna del Laboratorium Teatro, recentemente inaugurato in via Leopoldo Ruspoli. Sabato si sceglierà la migliore tra cinque compagnie selezionate in tutta Italia per ricerca e sperimentazione, che si aggiudicherà il premio di 8mila euro offerto dall’Imaie - Istituto per la tutela dei diritti di Artisti, Interpreti, Esecutori - e la possibilità di rappresentare il proprio spettacolo per dieci giorni al Laboratorium. «Il progetto, di premio e teatro, nasce dal desiderio di mettere in luce realtà attoriali di valore - dice Sergio Sivori, direttore artistico -. Abbiamo un osservatorio che segue le compagnie più interessanti del Paese, per valutarne il lavoro, dallo studio pre-espressivo alla messa in scena. Cerchiamo professionalità, lavoro d’équipe, ricerca, non come genere ma come preparazione dell’attore. Il voto finale è affidato a una giuria di studenti del Dams dell’Università Roma Tre, presieduta dal preside della facoltà di Lettere, Vito Michele Abrusci».
Diversi i soggetti proposti. Questa sera è il turno di «Hibakusha con Katherine Mansfield», studio e improvvisazione sulla celebre scrittrice, diretto da Giovanni Scacchetti. Domani, invece, di scena «Corvi», pièce di Locomoctavia diretta da Fortunato Cerlino, che fonde ispirazioni rubate a Cechov, Camus e alla Bibbia, per raccontare storie di amore, oblio, violenza. Chiude la rassegna Valle del Soffio-Cantiere d’Arti con «Specchio di fuoco», analisi teatrale delle vite di Frida Kalho e Tina Modotti, con coreografie, colori e suoni. A contendersi il premio sono anche Teatro Rebis ne «Il dolce miraggio» per la regia di Andrea Fazzini - storia di due senzatetto divisi tra sogni e realtà - e Milzacompressa-Tourbillon con le cupe atmosfere dell’«Agamennone» di Eschilo tradotto da Pier Paolo Pasolini, diretto da Pino Carbone. «Vogliamo valorizzare l’attore - spiega Sivori - riscoprendo la completezza di un mestiere, oggi, fatto per lo più di voce ed effetti, che nasce, però, dal corpo e dall’ambizione, spesso sacrificata, di creare vere opere d’arte».