E su Facebook in 9mila insultano: «Giorgio, firmaci gli assegni»

«Gli avranno fatto il lavaggio del cervello», oppure «devono avergli offerto qualche escort», a «questo vecchio str... di m...» nonché «vecchio scarpone inutile». In ogni caso: «Sequestrategli la penna». Reo di aver firmato la legge sul legittimo impedimento, Giorgio Napolitano è finito nella rete. Il popolo di Facebook gli riserva insulti persino dall’home page dei fan. E c’è pure un gruppo ad insultum, «Regala una tessera del Pdl a Giorgio Napolitano»: 9.549 iscritti ieri alle 19, duecento in meno solo un’ora prima, in un coro di «Vergogna», «Mortacci sua» e consigli per la rivolta. Come quello di Clément De Conto, che propone di intasare le linee telefoniche del Quirinale: «Chiamate gli uffici della presidenza, chiedete che vi trasferiscano verso il segretariato, aspettate un po’ e dite alla persona che risponde che il presidente si dovrebbe vergognare!!! Io l’ho fatto e funziona!», segue numero del centralino.
I commenti sono da vilipendio. «Uè Giorgio, mi firmi sta cambiale? Te la mando alla solita mail, ciau» ironizza Paolo Evertrip Ferrante, e vabbè. Peggio s’è svegliato Attilio Ruffo, che in maiuscolo scrive «Napolitano bast...», per non parlare di Luigi Conversino, che propone un «ricovero coatto». Poi, spazio alla creatività. Raffaele Serpe sceglie l’eleganza: «Sei una m..., devi crepare nel peggio ospizio». Matteo Dell’Onte ha un dubbio: «Non so se sia meglio un presidente così o un prete pedofilo». Giovanni Potente ha un’idea: «Le regaleremo un album da colorare, così almeno avrà qualcosa da fare anziché firmare certe leggi». E poi via a evocare la rivoluzione, «Sig. Napolitano, lei e altri politici potete governare poiché a noi italiani viene meno il coraggio dei thailandesi». Si sprecano i «complimenti» anche sul blog di Beppe Grillo, dall’inaugurazione al Vinitaly, «forse c’è un nesso con il fatto che ha firmato il legittimo impedimento?» suggerisce Piccolo Drago, alla richiesta di dimissioni: «Abbi un po' di dignità. Dimettiti» chiede Anto N, al forbito sfogo: «Hanno preso la costituzione e ci si sono puliti il culo! L’unica cosa che mi rallegra è che tra poco gliela faremo mangiare!» annuncia Andrea Galli.
Hanno letto tutti Marco Travaglio, che ieri sul Fatto apriva le gabbie: la legge «è incostituzionale», quindi «siamo autorizzati a chiamarla legge Berlusconi-Napolitano e a non sentirci più rappresentati dal presidente della Repubblica dei Partiti». Chi non l’ha letto su carta, può rifarsi in rete, visto che tutti «postano» il Verbo di Marco l’apostolo del Giustizialismo. E così, a nessuno viene in mente che il capo dello Stato abbia firmato per il semplice motivo che poteva firmare e quindi non poteva non firmare, e anche, come segnala Giuseppe Maria Berruti, consigliere di Cassazione e membro togato del Csm, mica portavoce del Pdl, per una questione di «opportunità costituzionale», e cioè per offrire alla politica la via per trovare una tregua, in «uno sforzo di saggezza». Figurarsi, quale tregua, è alla guerra che bisogna andare. Tanto più che, s’indignano tutti: «Meno male che era di sinistra».
Ed è qui che scatta la dietrologia complottista. Ex comunista sì, Napolitano, ma «della corrente di destra del Pci», quella dei miglioristi che, guarda un po’ il caso, annoverava pure Sandro Bondi, oggi colonna portante del Pdl, segnala, fra gli altri, Mario Albanesi. Il quale con un editoriale video su TeleAmbiente getta ombre sulla moralità del presidente tirando in ballo persino presunti finanziamenti «da Fininvest, Mediolanum, Publitalia» alla rivista «di Napolitano e Macaluso Il Moderno». Signore e signori, ecco a voi Giorgio Napolitano l’infiltrato del Pdl al Colle.