E su Raiuno amori e passioni delle fanciulle del dopoguerra

Lunedì e martedì la fiction ispirata a «Le ragazze di San Frediano»

da Roma

Ogni volta che una bufera è passata, rinasce la gioia di vivere. Dietro la gioia di vivere di Le ragazze di San Frediano c'è la bufera della guerra: «L'incredulità di essere ancora vivi. E la voglia di recuperare il tempo perduto». Questo il segreto della vitalità, dell'inalterata giovinezza del famoso libro di Vasco Pratolini. E questo uno dei motivi della preoccupazioni di Vittorio Sindoni. «Quando la Rai mi ha proposto di dirigere una fiction da questo, che è uno dei romanzi più importanti della letteratura italiana contemporanea - spiega il regista - mi sono sentito tremare i polsi. Se quel libro è così noto e amato, se già ne è stato tratto un film che è un cult, per la regia di Valerio Zurlini e l'interpretazione di Antonio Cifariello (assieme a un gruppo di alcune fra le più belle e brave attrici degli anni 50), se infine quel libro è ambientato nella Firenze appena uscita dalla guerra, semidistrutta ma già colma di gioia di vivere, non puoi non sentirti inadatto». Ma poi Sindoni ha letto la sceneggiatura - firmata Paola Pascolini e Memmo Russo -, ci ha riflettuto; e si è detto: «Se rinuncio, un'occasione così quando mi capiterà di nuovo?».
Ecco allora lunedì e martedì prossimi, in prima serata su Raiuno, Le ragazze di San Frediano: vitalistica e nostalgica cronaca d'un dopoguerra diviso tra amori e furori, attraverso le spericolate liaisons d'un «bello di quartiere», Aldo Sernesi, detto Bob dalle numerose ammiratrici perché bello quasi quanto uno dei più fascinosi divi dell'epoca, Robert Taylor. «Ma Bob non è solo bello. È anche simpatico. E mascalzone - osserva l'interprete, Giampaolo Morelli -. Insomma: il classico prototipo della “simpatica canaglia” che sembra fatto apposta per far impazzire le donne». Come tutti i seduttori, di provincia e non, anche Bob si diverte a rinnovare senza posa il gioco della seduzione, piuttosto che fermarsi per goderne i frutti. Così non s'innamora mai: proprio perché non conosce l'amore. Attraverso l'intrecciarsi delle sue avventure sentimentali, Le ragazze di San Frediano diventa così anche la storia della sua maturazione di uomo. «Nonché la narrazione corale dei giorni vissuti dal suo quartiere, uno dei più popolari di Firenze, all'indomani dell'agosto del 1944, quando i tedeschi, incalzati dagli alleati, furono costretti ad abbandonare la città. E finalmente liberi dall'incubo, i cittadini riassaporarono il gusto della vita». Per questo tutte le ragazze di San Frediano sono innamorate di Bob; e lui, con estro e abilità non comuni, riesce ad accontentarle tutte: una ricamatrice, la commessa di un forno, una popolana che fa la cocchiera». Il bel gioco, però, dura poco: quando le quattro ragazze si rendono conto di far parte d'un condominio amoroso, tramano ai danni del seduttore una beffa atroce. Lo trascineranno seminudo in carrozza per le vie di San Frediano, alla berlina. «Consumata la vendetta, al povero Bob, forse diventato finalmente uomo, toccherà sposare la più equivoca del suo ex harem».
«La vera fortuna di questa fiction è stato il cast - considera Sindoni -. Tutto fiorentino doc per quel che riguarda il pool delle interpreti femminili - Vittoria Puccini, Martina Stella, Chiara Conti - e altrettanto valido per il napoletano Giampaolo Morelli, che ha efficacemente risciacquato i suoi panni in Arno». Girato con gustoso ricorso al vernacolo fiorentino, interpretato anche da Toni Garrani e Giorgio Borghetti, Le ragazze di San Frediano s'incrocerà in onda con Nassiriya di Canale 5. «È la solita storia - commenta Agostino Saccà, di Rai Fiction -. Sono scontri che non convengono a nessuno. Ma che non riusciamo ad evitare».