E come sua assistente ha ingaggiato un’ex br

A Strasburgo la segue Anna Cotone, esponente del «Partito Guerriglia», condannata per omicidio

Una segretaria molto «particolare» per l’eurodeputata comunista Luisa Morgantini: trattasi dell’ex bierre Anna Cotone, cresciuta in AutOp, passata con i Nap e poi trasmigrata nel «Partito Guerriglia», evoluzione militarista delle Brigate rosse sotto l’egida del professore-criminologo Giovanni Senzani. Dopo rocamboleschi trascorsi eversivi, l’ex primula rossa si è rifatta una vita sgobbando al fianco della parlamentare rossa e di Rifondazione. Da anni l’ex terrorista del Vomero, arrestata nel 1982 a Capodimonte, si occupa del fronte internazionale, frequenta Sinistra europea, cura i rapporti con le realtà palestinesi, recensisce libri in tema, traduce, organizza incontri, presiede convegni, si batte contro la sedia elettrica in Pennsylvania per il militante rivoluzionario nero Mumia Abu Jamal. Dal 2002 è una «segretaria-collaboratrice» a tutti gli effetti, efficiente, sempre presente. Tutt’altra cosa rispetto alla componente del gruppo di Senzani coinvolta - insieme ai compagni della colonna napoletana - nelle indagini sul sequestro dell’assessore regionale dc Ciro Cirillo. Sulle spalle si porta l’ergastolo per gli omicidi dell’assessore regionale Raffaele Delcogliano e del capo della squadra mobile napoletana, Antonio Ammaturo. Tra le varie accuse che negli anni le sono piovute addosso anche quella d’aver consegnato ai «colleghi» della colonna romana la santabarbara utilizzata il 12 aprile 1982 per l’attentato all’aula bunker del Foro italico a Roma che ospitava il processo Moro Ter. Le sue ultime apparizioni pubbliche risalgono all’agosto del 1991 quando, da dietro le sbarre, provò invano a leggere un volantino, stoppata sul nascere dall’intervento dei carabinieri. Già, perché la Cotone in cella scriveva tanto. Memorabile il documento elaborato nel luglio 1988 all’interno del carcere di Latina insieme a sette «prigioniere comuniste per la guerriglia metropolitana» o quello dal lei sottoscritto nell’aprile del 1991 come collettivo «Wotta Sitta» dove spronava un coordinamento di tutte le forze armate rivoluzionarie. Va detto poi che la Cotone venne clamorosamente assolta, insieme ad altri sedici bierre, dall’accusa di apologia di reato per aver esposto a Poggioreale (processo Cirillo) alcuni striscioni pro-lotta armata «per la guerra di classe alla guerra imperialista». La Cotone e i vari Piccinino, Fadda, Colonna, Maddalena, Calzano, Scarabello, Romei, Ligas e Spano se la cavarono perché il Pm, ridicolizzando il gruppo, chiese l’assoluzione collettiva ritenendo gli slogan «privi di capacità persuasiva» e «svuotati di qualsiasi significato». Contemporaneamente, però, sui militanti della colonna napoletana, di cui la Cotone era considerata un’esponente di punta, si abbatteva la scure della giustizia con la conferma del carcere a vita da parte della Cassazione per sette omicidi commessi tra il 1980 e il 1983, ivi compreso quello di un altro assessore, Pino Amato.