E il sughero non si butta via Da un tappo nasce una casa

Ma non è soltanto la seta a vivere una doppia vita. Anche il sughero sta subendo una trasformazione estetica e tecnologica: non è più soltanto la materia prima per i turaccioli, secondo una tradizione ultracentenaria messa in crisi dall’arrivo sul mercato dei tappi sintetici molto più economici, ma diventa un pezzo d’arredamento, sotto forma, per esempio, di rivestimenti per pareti, pavimenti a listoni o a piastrelle effetto lucido, materiali per la bioedilizia, oggettistica per uffici e accessori per le calzature come zeppe o solette. «Molti pensano che la corteccia delle querce da sughero possa essere lavorata soltanto per trasformarla in turaccioli e invece il suo utilizzo è molto vario e altamente ecologico: il sughero, infatti, è un materiale del tutto naturale con ottime caratteristiche isolanti, igieniche, impermeabili, ignifughe che lo rendono il rivestimento ideale anche per le abitazioni. Ciò ha permesso ai sugherifici di reinventarsi un mestiere e di non soccombere davanti alla concorrenza», spiega Giovanna Lacu, erede di un’azienda che qualche anno fa ha deciso di ampliare la propria produzione a oggetti differenti proprio in vista di una crisi che nel 2015 dovrebbe portare alla perdita di oltre sessantamila posti di lavoro. «Cerchiamo semplicemente di non buttare via nulla di ciò che avanza dalla lavorazione dei turaccioli e con gli scarti produciamo soprattutto pannelli ecologici e pavimenti di sughero, levigati e artistici dal particolare effetto scenografico: per l’Italia sono quasi ancora una novità ma non per l’estero, tant’è vero che esportiamo soprattutto in Giappone dove a volerli sono gli architetti seguaci della bioedilizia».