E sui romani s’abbatte l’imposta Veltroni

Si sa: i romani sono guidatori indisciplinati. Ma che la capitale fosse in testa alla speciale classifica delle multe, arricchendo Veltroni (dati 2005) con ben 207 milioni di euro, è cosa che dà da pensare. E non poco. Perché se le soste in doppia fila ci sono, se col rosso si passa spesso - visto che se nel Nord è un ordine e nel Sud un colore, al centro è ritenuta una opzione - e se le corsie riservate da bus e taxi sono piene di autoblù, vetture del corpo diplomatico e auto a noleggio, è pur sempre vero che gli italiani di media pagano 24,90 euro di multe a testa, nel corso dell’anno, mentre a Uolter-city si arriva a 81 a testa compresi poppanti, ottuagenari e immigrati e privi di patenti. Lasciando alle spalle di gran lunga Milano con un introito complessivo di soli 81 milioni.
E il bello è che ad essere multati, a quanto sembra, sono i soliti tapini: mamme che devono lasciare i figli piccoli a scuola o negli asili nido e che non trovano di meglio che lasciare l’auto all’angolo della via, geometri in ritardo nei loro appuntamenti che provano a mettersi in scia a un bus, motociclisti che non sanno dove piazzare il mezzo se non sul marciapiede. Niente di niente invece per i camion che ben oltre l’orario consentito scaricano merci in pieno centro, nulla di nulla per le centinaia di mezzi «autorizzati» che circolano quotidianamente per le tantissime zone pedonalizzate, zero via zero per le migliaia di falsi invalidi che - con permesso ottenuto chissà dove e chissà come - intasano il quadrilatero tra piazza del Popolo, piazza Venezia, piazza di Spagna e piazza Navona.
Multe, multe, multe. Non ci sono parcheggi? Fatti vostri. Ci sono le strisce blu dove si sosta solo a pagamento (elevato)? Sborsate. I mezzi pubblici paiono carri bestiame per l’incapacità di scorrere nel traffico urbano? Servitevene. Chi non lo fa, riceverà il classico bollettino intestato «Comune di Roma» con l’importo segnato bello chiaro e col nome del vigile che ha rilevato la trasgressione, microscopico e/o comunque illeggibile.
Qualcuno potrebbe anche dire: bello, una volta tanto non paga Pantalone. Ma mettetevi nei panni di un guidatore della capitale: il mezzo o mezzetto, dove lo metto? Tra pedonalizzazioni (mai rispettate dai potenti di turno, come dimostra piazza del Parlamento che si voleva liberare dalle auto della Camera dei Deputati, che oggi si sono spostate sull’altro lato), lavori in corso, strade medioevali e buche assassine pare di stare a Teheran piuttosto che in una capitale europea. Walter il Magnifico, come lo chiamano gli adulatori spendendosi in avanti per sostenere che siamo in pieno Rinascimento, si frega comunque le mani: quel che perde in accidenti vari speditigli dagli automobilisti, lo recupera ampiamente con le notti bianche, il neo-Festival del Cinema, la mediazione coi tassisti e, naturalmente, le multe con cui paga l’estate romana, i fuochi d’artificio e i putiù. È un sindaco - vedi le luci accese del Colosseo contro la pena di morte o le iniziative pro-Africa - preoccupato essenzialmente di diffondere nel mondo l’idea della pax romana come unica via alla salvezza dell’umanità. Che volete che gli importi se poi centinaia di migliaia di persone non sanno dove fermare le loro auto, hanno la bava alla bocca per le domeniche a piedi, si ritrovano paonazze per l’arrivo delle multe? Lui pensa più alto, vive 3 metri sopra il cielo. E continua a ricordare mieloso e affabulatore come, per lui, il simbolo del secolo scorso resti quel ragazzo cinese con due buste di plastica in mano che si parò da solo davanti ai tank giunti in piazza Tienanmen. Lo dice perché è sindaco di Roma. A Pechino, sicuramente, lo avrebbe fatto multare. E di brutto.