E sul mercato comandano i soliti noti

Resistono figli d’arte come Pastorello (il papà è vice-presidente del Genoa) e Corvino (Pantaleo è ds a Firenze) E Moggi jr chiama l’Empoli

da Milano

Diciotto luglio 2006: scompare la Gea, si dissolve il monopolio sui giocatori che un gruppo di illustri «figli di papà» aveva instaurato. Primo luglio 2007, apertura del mercato del calcio, che fine hanno fatto quei rampolli che la facevano da padroni nel pallone condizionando squadre e campionati? Già, la Gea World si è dissolta, restano le insegne e lo zerbino blu, alcuni soci storici sono sotto processo, altri sono usciti indenni e puliti dal tornado chiamato «moggiopoli». Ma i procuratori con papà o parenti stretti che fanno i dirigenti di società ci sono ancora, la Gea è tuttora presente anche se sotto altro nome e in società private frammentate. Tutte però con un’unica origine e con gli stessi intenti e ideali della compianta Gea World Spa. A mettere sul chi va là, la notizia che Alessandro Moggi ha tranquillizzato il dg empolese Pino Vitale sul fatto che il centrocampista Matteo Paro, bianconero fino a ieri, si trasferirà in Toscana senza problemi al rientro dalle vacanze (fa parte della contropartita per Almiron alla Juve).
Sì, avete capito bene, perché Alessandro figlio di Lucianone, continua tranquillamente, anche se sotto processo, nella sua attività di procuratore. Moggi Jr ha la procura di una ventina di calciatori (Galante, Liverani, Jankulovski, Cozza, D’Agostini, Giacomo Tedesco e Francesco Tavano, ultimo arrivato, che non sapeva a chi rivolgersi) e opera da Napoli tramite la sua società Undici Srl, capitale sociale 10mila euro, cento per cento delle azioni nelle sue mani e sede in zona porto. Ma anche Davide Lippi, figlio del Marcello mondiale, non ha mollato la presa. È sotto processo, ma poco importa, perché la sua società Reset Group Srl di cui è amministratore unico e azionista di maggioranza (il restante 20 per cento è di Carlo Diana), con uffici ai Parioli, nella Roma che conta, viaggia a mille. Gli sono rimaste le procure di Brocchi, Martinez, Chiellini, Blasi, Criscito e Coda, ma altri pezzi da novanta gli stanno chiedendo di tornare sotto la sua ala protettrice. Come protettrice è quella di Franco Zavaglia, altro sotto processo, l’uomo che si era garantito la vecchia curando gli interessi di Francesco Totti (ora però ci pensa il fratello del Pupone) e che ha le procure di Aquilani, Giannichedda, Muzzi, Chimenti, Bovo, Di Vaio e Corvia.
La Gea non c’è più, ma i suoi personaggi continuano a imperversare e qualche briciola dell’impero moggiano è finita anche ad altre figure della società come Pasquale Gallo e Massimo Brambati. Chi invece s’è interamente dedicato al mercato estero è l’agente Fifa Riccardo Calleri: Inghilterra, Portogallo e Spagna i suoi campionati di riferimento. Certo hanno perso peso, se ne sono andati Oddo, Materazzi, Gasbarroni, Amelia, Nicola Amoruso e tanti altri. Perché la galassia dei procuratori, fino a un anno fa dominata dalla Gea, ora ha altri «padroni» che la fanno da protagonisti sul mercato.
Qualche nome per gradire: la Pentagon di Giuseppe Bonetto, che ha Gilardino, Zambrotta, Peruzzi, e che è consociata con altri procuratori come Berti (Vieri, De Rossi, Montella), Tinti-Cavalleri (Inzaghi, Pirlo, Bonera, Toni), Giovanni Branchini (Suazo, C. Lucarelli, Amelia), Oscar «flipper» Damiani (Gourcuff, Panucci, Rocchi). Ci sono poi i singoli: Pastorello (col papà vice-presidente del Genoa), Martina, Bozzo. Senza trascurare il figlio di Pantaleo Corvino, ds della Fiorentina. E la storia, come si capisce, ricomincia. Una sola defezione: Antonelli, diventato dg del Toro. A chi son finiti i suoi protetti?