E sul palco diventa un (mini) mattatore

nostro inviato a Venezia

Per dirla tutta, basterebbe il jingle di Affari tuoi che apre questa anteprima del Grande Croupier per celebrare il debutto di Pupo nei panni dell’attore. C’è leggerezza, nelle note e qui nei saloni del Casino di fronte a meno di duecento invitati, e non dipende solo dal gioco scanzonato della sorte, che ha promosso a camerino la saletta dove anni fa si giocava a trente et quarante. Pupo racconta la sua vita, che è quella di un Cagliostro della canzonetta, e lo fa (anche) cantando con tre musicisti, enfatizzando i momenti chiave con il piglio del mattatore matato, dell’attore che parla degli schiaffi presi, sofferti, cicatrizzati. «Ma cosa fate con quella musichetta, qui non siamo in tv». Un recital, forse. O più probabilmente l’autobiografia musicale (autrice Francesca Angeli, regista Massimo Navone) di un cantante che ha vissuto da rocker, drogato di gioco invece che di coca, è arrivato ai confini della truffa, è affogato nei debiti - d’amore e di soldi - e li ha risanati a modo suo. Perciò il pubblico partecipa e applaude come forse Pupo non è mai stato applaudito: con commozione e anche con il sentimento del trascorso. Chi ride delle sue sventure si rende conto dai gesti, dall’intonazione che sta parlando un altro Pupo e che queste due ore sono l’esorcismo del passato. «Ero incazzoso, arrogante, ero un’altra persona, praticamente facevo schifo»: e giù con i patatrac al Casino, i tradimenti, i colpi di testa di un piccoletto di provincia narcotizzato dal successo nel gioco dei grandi. E perciò Gelato al cioccolato, cantato in scena, ora ha finalmente un senso nuovo, e non è è quello goliardico che fa ridere dell’autore (Cristiano Malgioglio). È semplicemente, l’urlo liberatorio di un artista che non deve più alzarsi sulle punte per stare nel gioco dei grandi.
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