E sulla competitività il governo francese dà il via libera ai poli

da Parigi

Decolla oggi il progetto francese dei “poli di competitività”, considerati come elemento essenziale della strategia di rilancio economico del nuovo governo di centrodestra. Un governo teoricamente unito, in quanto monocolore dell’Union pour un Mouvement populaire (Ump), ma in realtà diviso dalla lotta di potere tra le due fazioni di questo partito: quella che dei fedelissimi del presidente della Repubblica Jacques Chirac, tra cui il premier Dominique de Villepin, e quella del ministro dell’Interno Sarkozy, che è anche presidente dell’Ump. Proprio Sarkozy è riuscito a mettere la mano sul progetto dei “poli di competitività”, che dipendono ormai dal ministero per il Territorio, alla cui testa c’è il suo braccio destro Christian Estrosi.
Inizialmente il governo prevedeva di costituire 15 “poli di competitività”, ossia aree in cui lo sforzo dei privati e delle istituzioni pubbliche verrà concertato (grazie anche a incentivi di varia natura, compresi quelli di ordine fiscale) in modo da creare un tessuto integrato di infrastrutture, istruzione, ricerca e produzione in settori di volta in volta diversi. Ad esempio la regione di Bordeaux si è candidata a ospitare quattro “poli”, di cui uno - quello aerospaziale - insieme alla limitrofa regione di Tolosa (dove si trovano gli impianti di Airbus).
Così alla fine sono stati ben un centinaio i progetti presentati dalle 22 regioni, che esigono adesso di ottenere almeno un “polo” a testa, spartendosi una torta di investimenti per 750 milioni di euro, di cui 450 milioni a carico dello Stato. Ma Estrosi lascia intendere che i progetti prescelti potrebbero essere una trentina e Sarkozy non esclude che si arrivi a 60. Insomma, il governo cerca di accontentare più amministrazioni possibile.
L’elenco verrà reso noto oggi a Parigi in occasione della riunione del Comitato per la ristrutturazione e lo sviluppo del territorio. La vera speranza delle località candidatesi a ottenere l’etichetta di “polo di competitività” va ben oltre la prospettiva degli aiuti pubblici o degli sgravi fiscali. Si tratta di affermarsi come una sorta di capitale nazionale di un settore tecnologico avanzato. Di qui la speranza d’attrarre in futuro investimenti privati francesi e stranieri.