E sulla via Emilia nasce la terza SuperPopolare

Ok dai cda di Bpm e Bper per la banca voluta da Mazzotta e Leoni

da Milano

Tiro alla fune fino a tarda notte nel consiglio di amministrazione di Bipiemme chiamato a dare vita alla terza SuperPopolare del Paese aggregandosi a Bper. Le nozze sono state celebrate ma se a Modena non ci sono state sorprese, a Milano il confronto si è consumato in parallelo alla verifica interna all’«Associazione Amici della Bipiemme»: l’organo attraverso cui i potenti sindacati interni esprimono la larga maggioranza del board.
Nodo del contendere le garanzie sulla rieleggibilità degli attuali consiglieri nel nuovo aggregato che avrà una unica holding cooperativa, sotto cui troveranno posto le due banche reti. Richiesta che alcuni consiglieri avevano tradotto in un vademecum di sette punti da inglobare nell’accordo quadro con Popolare Emilia Romagna. L’assist non ha, però, raggiunto il risultato sperato. Da qui la spaccatura in seno al consiglio dove alcuni avrebbero paventato anche l’opportunità di un rinvio della decisione. Dal momento che i termini della trattativa scadono oggi, la richiesta è stata però considerata irricevibile dal presidente Roberto Mazzotta che ha dovuto fronteggiare un cda spaccato. Tanto che dopo cinque ore di discussione, il board di Milano ha posto la propria firma all’accordo quadro con Bper ma il via libera è passato solo a maggioranza: dodici consiglieri hanno votato a favore, cinque i contrari mentre due si sono astenuti.
I termini dell’intesa erano stati individuati nei giorni scorsi in un incontro nella foresteria di Bpm tra lo stesso Mazzotta e l’amministratore delegato di Bper, Guido Leoni.
I due banchieri manterranno i rispettivi incarichi nel neo-gruppo di cui sarà direttore generale Fabrizio Viola. L’incastro prevede un concambio di 1,76 titoli della nuova holding per ogni titolo modenese mentre con Bpm è alla pari: ai prezzi di Borsa di venerdì l’accordo valorizza Bper 22,5 euro. L’esito sarà un gruppo da 10 miliardi di capitalizzazione e 1.900 sportelli: superiore a 1,1 miliardi l’utile netto atteso al 2010.