E sulla Sicilia è guerra con Regione e sindacati

«L’unico modo per risolvere il problema Termini Imerese, sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia. Se il governatore della Regione, Raffaele Lombardo, è capace di fare questo, che Dio lo benedica». È racchiusa in questa frase, che Sergio Marchionne ha pronunciato allargando le braccia, il significato della scelta di abbandonare la produzione di auto in Sicilia dal 2011. Su questo fronte, comunque, si prevedono mesi molto caldi. Istituzioni e sindacati non hanno intenzione di rassegnarsi. Il clima è quello di una dura battaglia.
«I piani di conversione sono calci nel sedere agli operai», commentavano ieri gli operai siciliani assiepati di fronte a Montecitorio. «Se la Fiat vuole andare via da Termini, allora lo stabilimento torni ai proprietari legittimi, i siciliani. Siamo disponibili ad aprire un confronto con altre case automobilistiche interessate a produrre nella nostra fabbrica per chiudere un’esperienza con la Fiat davvero negativa», la chiosa del sindacalista della Fiom, Roberto Mastrosimone. Ad alzare il tiro è il governatore della Regione, Lombardo: «Non possiamo permettere a mister Marchionne di calpestare con cinica ironia la nostra dignità. Il Sud e la Sicilia hanno già dato al Nord e alla Fiat, con un esodo biblico durato oltre un secolo di braccia e cervelli, contribuendo alla costruzione di enormi fortune e di incommensurabile ricchezza. Dinanzi a questo atteggiamento mi aspetto dal governo nazionale e dai sindacati una coerente reazione, in linea con quanto già ampiamente annunciato: il taglio di qualsiasi incentivo a favore della Fiat e delle sue consociate». «Non possiamo perdere il polo di Termini Imerese - la risposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - abbiamo il tempo di mettere insieme le risorse: quelle dichiarate dalla Regione Sicilia e quelle che il governo può dare per individuare un diverso sviluppo. Occorre subito un tavolo con la Fiat, la Regione Sicilia e i sindacati per definire il futuro industriale dello stabilimento». Marchionne, intanto, non si è detto contrario a un possibile investimento nel Paese di una casa automobilistica estera. «Saremmo ben felici - ha affermato - che il contesto italiano diventasse attraente per altre imprese del settore». Una svolta storica e, forse, un messaggio cifrato.