E sulle grandi opere cala la pietra tombale

Per via XX Settembre «il piatto piange, non ci sono soldi». Grillo (Fi): «No, manca la volontà politica»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Il piatto piange». E le infrastrutture restano al palo. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ieri non intendeva certo riferirsi ai racconti di vita luinese di Piero Chiara quando ha preso a prestito dal lessico che si usa al tavolo verde la cruda espressione con la quale il governo vorrebbe scrivere la parola «fine» sulle grandi opere. E così Padoa-Schioppa, d’intesa con il titolare delle Infrastrutture Di Pietro, ha presentato un documento di tre paginette contenenti la ricognizione sulle delibere assunte dal Cipe nello scorso aprile. «Un documento che parla da solo, anzi piange da solo», ha detto il ministro dell’Economia alludendo al fatto che dei 173,4 miliardi di euro di grandi opere pianificate dal governo Berlusconi risultino finanziati 58,4 miliardi con un fabbisogno di 115 miliardi. Insomma, il solito pianto greco («Sono state fatte delibere che non avrebbero dovuto essere assunte perché non c’erano fondi») al quale ha fatto seguito l’annuncio di una riflessione «in corso» che sarà conclusa a settembre per stabilire con il ministro Di Pietro una selezione di priorità per le quali il fondo della legge Obiettivo sarà rifinanziato ad hoc. Caustico il premier Prodi. «Non commento - ha detto - neanche la mancata copertura. Queste attività dovrebbero essere tutte interamente coperte». Ma qual è la portata di questo nuovo allarme lanciato dal governo all’indomani delle notizie sul confortante andamento delle entrate tributarie che hanno di fatto smontato le tesi sullo sfascio dei conti pubblici? E poi, che si volesse mettere una pietra sopra su Tav, Ponte sullo Stretto e Mose non era già noto? Sì, ma in questo caso si tratta di diplomazia politica. «Nell’attuale maggioranza - spiega il senatore di Fi, Luigi Grillo - ci sono Verdi e Prc che non vogliono le grandi opere. Il governo li accontenta dicendo che non ci sono i soldi per realizzarle e addossando la colpa a Berlusconi». E allora i 115 miliardi mancanti? «Il programma della legge Obiettivo - sottolinea - ampliato da 121 a 174 miliardi prevedeva una realizzazione entro un arco di tempo decennale. A tre anni dalla partenza effettiva dei lavori ne è stato finanziato già un terzo. Di Pietro e Padoa-Schioppa stanno sbagliando». Ci sono poi i casi del Ponte di Messina e del Terzo Valico, interamente finanziati, ma accantonati dal governo. «Il problema è la volontà politica», conclude Grillo.