E sulle imprese giro di vite del Cremlino

nostro inviato a Mosca

In Russia a un imprenditore può capitare di perdere la propria azienda per condotta amorale. Poco importa che sia onesto, che paghi le tasse, che rispetti tutte le leggi. Se un giudice ritiene che nel concludere qualche transazione l'uomo d'affari abbia violato imprecisati codici etici di condotta pubblica o interessi legittimi del Paese può sequestrargli tutti i profitti. Lo stabilisce l'articolo 169 del codice civile, che come spesso accade in questo Paese, viene applicato selettivamente: ad alcuni sì, ad altri no. Nel 1996 solo 40 volte, nel 2006 addirittura 140.
Ora, secondo il quotidiano economico Rbc daily, l’articolo sta per essere rivisto. Per abolire quella che è palesemente un'assurdità giuridica? Macché, per rafforzarla.
D'ora in avanti sarà la Corte di arbitraggio a decidere l'applicazione della norma. E chi presiede questo tribunale? Antony Ivanov, un avvocato trentenne imposto alcuni mesi fa da Dmitry Medvedev, il delfino di Putin, che tende a presentarsi come un liberale, fautore del libero mercato. Ma certi sviluppi non sono mai casuali al Cremlino e la vicenda solleva qualche perplessità sulle intenzioni del neoeletto presidente.
L'articolo 169 è, infatti, uno degli strumenti usati dal governo per costringere gli imprenditori a cedere le proprie aziende alle società a maggioranza pubblica gestite da amici vicini al Cremlino. Talvolta per ragioni strategiche e di sicurezza nazionale, ad esempio nel settore energetico, spesso però in modo arbitrario e a condizioni molto svantaggiose per chi vende. Qualcuno la definisce un'estorsione di Stato.
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