E il suo braccio destro Fillon è in pole per fare il premier

Il gollista probabile primo ministro In giugno si vota per il nuovo Parlamento

da Parigi

Nicolas Sarkozy, nato a Parigi il 28 gennaio 1955 in quel quartiere di media borghesia che è il XVII arrondissement, è il sesto presidente della Quinta Repubblica. Prima di lui ci sono stati il generale Charles De Gaulle, Georges Pompidou, Valéry Giscard d'Estaing, François Mitterrand e Jacques Chirac. Diversamente da questi ultimi due, Sarkozy riesce a entrare all’Eliseo alla sua prima candidatura presidenziale. Il passaggio delle consegne tra Chirac e lui avverrà a metà maggio (probabilmente il giorno 16). Tra i primi atti del nuovo presidente ci sarà la formazione di un governo destinato a rimanere in carica appena un mese: il tempo della campagna elettorale in vista del rinnovo dei 577 seggi dell'Assemblea nazionale, ossia del solo ramo del Parlamento francese eletto a suffragio universale diretto. Le elezioni del 10 e del 17 giugno, che i francesi chiamano «legislative», diranno se Sarkozy dispone a Palazzo Borbone, sede storica dell’Assemblea nazionale, di una maggioranza a sua immagine e somiglianza. Probabilmente sì. In tal caso il governo scaturito intorno al 17 maggio diventerà in pratica definitivo, magari con qualche ritocco. Altrimenti - nel caso di un successo delle sinistre alle legislative - ci sarà la coabitazione tra un presidente e un governo di opposto segno politico tra loro.
Il primo ministro indicato da Sarkozy al suo ingresso all'Eliseo sarà probabilmente François Fillon, 53 anni, esponente del «gollismo sociale» come Michel Barnier, 56 anni, che potrebbe diventare ministro degli Esteri. Sarkozy darà vita a un governo di sole 15 persone col rango di ministri veri e propri. Le donne saranno probabilmente sette. L’altro possibile primo ministro è Jean-Louis Borloo, 56 anni, titolare uscente degli Affari sociali nel governo di Dominique de Villepin. In Francia i governi non hanno bisogno del voto di fiducia del Parlamento. Alcuni lo chiedono e altri no. In questo caso il problema del rapporto con l'Assemblea nazionale riguarderà il governo numero due dell'epoca Sarkozy, ossia quello che sarà probabilmente una fotocopia del primo e che vedrà la luce nella settimana del 18 giugno. Settimana importantissima, visto che coinciderà con l'ultimo vertice europeo della presidenza tedesca, che sarà anche il primo di Sarkozy. Per preparare quella scadenza e per dimostrare la sua fiducia nel rilancio delle relazioni tra le due sponde del Reno, il presidente Sarkozy si recherà a Berlino a trovare Angela Merkel già all'indomani del suo ingresso all'Eliseo. Il progetto europeo di Sarkozy punta al varo di un «trattato semplificato» al posto della Costituzione comunitaria, che col referendum del 2005 i francesi hanno rifiutato di ratificare. Al tempo stesso Sarkozy promette agli altri Paesi europei che il testo del nuovo trattato non porrà più alcun problema in sede di ratifica da parte della Francia, visto che non ci sarà un altro referendum e tutto sarà approvato per via parlamentare.
In politica interna un capitolo fondamentale sarà quello delle candidature in vista delle elezioni legislative di giugno. L'Ump ha scelto tutti i propri candidati, con l'eccezione delle 29 circoscrizioni in cui il deputato uscente fa parte dell'Union pour la Démocratie française (Udf). Il presidente dell’Udf, François Bayrou, ha avuto il 18,7 per cento dei voti al primo turno delle presidenziali ed è stato quindi escluso dal ballottaggio finale di ieri. Nel periodo intercorso tra i due turni della battaglia per l'Eliseo, Bayrou si è sempre più avvicinato alla socialista Ségolène Royal, pur senza dare un’indicazione di voto a suo favore (si è limitato a dire: «Io non voterò Sarkozy!»). Intanto quasi tutti i deputati uscenti dell'Udf hanno preso posizione a favore di Sarkozy per cui dovrebbero adesso entrare nella nuova «maggioranza presidenziale». Da un lato Bayrou sta per annunciare la nascita di un nuovo partito, orientato verso il centrosinistra. Dall’altro la quasi totalità dei suoi deputati uscenti tenterà di mantenere in vita l'Udf per riportarla sul centrodestra.