E il «suo» museo è tra i più visitati della città

Il Cenacolo di Leonardo? No. La Pietà di Michelangelo al Castello Sforzesco? Neppure. Allora la Pinacoteca di Brera? Andiamo oltre. Restano la Triennale, il Museo Diocesano o il Poldi Pezzoli, neppure questi? Sembra proprio di no perchè è ormai assodato che la cultura a Milano ha un concorrente imbattibile: il Museo di San Siro. Si, avete capito bene, San Siro, quello stadio intestato a Giuseppe Meazza (del quale ricorre oggi il centenario della nascita), considerato la Scala del calcio che all’interno, con ingresso al cancello 14, su un’area di 450 mq comprende il Museo con la storia di Inter e Milan e non solo.
Controllare i numeri per credere perché il monumento milanese del pallone è tra le mete più desiderate degli stranieri che arrivano all’ombra della Madonnina: 120.000 nel 2009 e ora sono già oltre 90.000 con la concreta possibilità di superare i visitatori di un anno fa, con un trend in continua crescita che sembra proprio destinato a un nuovo primato. Oltre 1.500 persone al giorno si avventurano nel San Siro tour (12,50 euro), che comprende anche la visita del Museo, mentre per la Pietà Rondanini non si va oltre le 800 presenze giornaliere e ancora meno altri importanti luoghi culturali della città (a Brera 12.000 in un mese).
Fa un certo effetto vedere la solita fila di giapponesi con cappellini, ombrelli anti-sole e le immancabili macchine fotografiche aggirarsi per le sale del museo con i flash che scattano a ripetizione e non tralasciano neppure il più piccolo dei cimeli. Oltre ai cittadini del Sol Levante, tanti sono anche gli olandesi (effetto Sneijder), cinesi, inglesi, sudamericani, spagnoli, tedeschi, francesi e gruppi dell’est europeo con gli italiani fanalino di coda.
Ma il merito di questa meraviglia metropolitana è recente, il 5 ottobre 1996 data di apertura ed ha un nome: Onorato Arisi, il fondatore, direttore artistico e curatore di un Museo che ha ormai superato quelli calcistici storici di Real Madrid, Barcellona, Manchester United e Arsenal. Un impegno, quello di Arisi e di Elena Del Greco che ha dell’inverosimile, se pensiamo che ai 2.500 pezzi esposti nel Museo, ne corrispondono altri 250mila (duecentocinquantamila, proprio per essere chiari, di cui centomila per i soli Inter e Milan) raccolti in un deposito in via Domenichino, la World Football Collection, che tra qualche mese partirà per un tour sportivo intorno al mondo. Perché quel “pazzo romantico” che è Onorato Arisi, ha raccolto cimeli e ricordi di tutti gli sport, dal ciclismo al rugby, dal motociclismo all’automobilismo, dal nuoto al basket.
Insomma, chi più ne ha, più ne metta. E tutto questo grazie alle donazioni degli stessi campioni, ma anche e soprattutto a spese personali e la partecipazione alle aste dei pezzi sportivi.
Tanti cimeli, dunque, ricordi e testimonianze, a cominciare dal primo pallone di football del 1870 per passare, visto che si parla dello stadio Meazza, alle scarpe del grande Pepin e poi le maglie a non finire e le scarpe dei più grandi rossonerazzurri di ogni tempo, le coppe Campioni e Intercontinentali di Milan e Inter, il pallone di diamanti di Zenga miglior portiere del mondo, i distintivi, le medaglie, le pagine dei giornali dell’epoca, tutto quello che avreste voluto vedere del calcio di Milan e Inter, ma che non avreste mai saputo dove trovare.
Qui, nel museo di via Piccolomini, dentro l’imponente stadio, c’è tutto quello che uno sportivo può desiderare, raccolto in 5 sale (in una ci sono le maglie di Pelè, Crujff, Maradona, Platini e tanti altri grandi), con una saletta con continue proiezioni dei filmati storici e un ampio salone dove a grandezza d’uomo sono riprodotti i 24 più grandi giocatori dei due club cittadini. Un’opera omnia che ha dell’incredibile, alla quale stanno dando un grosso contributo (dopo qualche dissapore e incomprensione del passato) i responsabili di Inter e Milan, rispettivamente Pierfrancesco Barletta e Alfonso Cefaliello, diventati i più accaniti sostenitori di Arisi, autore fra l’altro nel 2008 del mega-libro sul centenario dell’Inter e recentemente insignito dell’attestato di civica benemerenza (l’anticamera dell’Ambrogino d’oro). Ma se ci fosse un Nobel per lo sport, toccherebbe senza dubbio a quel “pazzo romantico” cultore della memoria sportiva che risponde al nome di Onorato Arisi.