E Tabacci minaccia di quadruplicare l’Irpef

Per i milanesi sarà un autunno caldo. Anzi nero. Non bastava la stangata del neo sindaco Giuliano Pisapia, ora arriva anche quella del governo. Perché dopo il primo schock, sono i conti a dire che a pagare il conto più salato sarà ancora una volta la Lombardia. E soprattutto Milano. Un «contributo di solidarietà» quello stabilito per i redditi superiori ai 90mila euro che colpirà 40mila contribuenti con un importo medio di quasi 7mila euro già per il 2011. Cifre elaborate dal Sole 24 Ore sulle ultime statistiche fiscali pubblicate dal dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni 2010 relative al periodo d’imposta 2009. Di fatto saranno gli 85mila più ricchi residenti a Roma e Milano a versare ben un quinto del gettito previsto per un «contributo di solidarietà» che al momento sembra poter raggiungere i 3,8 miliardi di euro nel triennio in tutto il Paese. Di cui 253,6 rastrellati sotto la Madonnina nel solo primo anno e 209,2 nei pressi del Colosseo.
Con le ultime notizie (seppur ancora di confermare) che sembrerebbero abbassare la soglia perché nel calcolo del reddito, potrebbe rientrare anche il reddito catastale della prima casa. Con 49 milanesi su mille chiamati a saldare il conto, mentre a Roma saranno 32, a Napoli 22 e a Palermo 18. A seguire Milano nella classifica sono Bergamo (5.053 euro di medi), Carrara (4.659), Como (4.649), Brescia (4.637), Varese (4.467), Roma (4.423), Treviso (4.281), Bologna (4.175) e Vicenza (4.158). Con cinque province lombarde nelle prime sei.
In cifre assolute saranno 38.440 i milanesi chiamati a versare la supertassa. A gennaio 2012, ma per il 2011. In media 6.598 euro a testa, con il primo scaglione fissato al 5 per cento per i redditi da 90mila a 150mila e al 10 per cento per chi superi i 150mila. Ma con quelli che a quota oltre 165mila potranno abbattere il prelievo optando per un’aliquota del 48 per cento su tutti i redditi sopra i 75mila euro. Un conto meno salato per il secondo e terzo anno, quando grazie alle detrazioni i milanesi dovranno versare una media di 3.761 euro. L’imposta versata sarà deducibile dal reddito complessivo e quindi si ridurrà la base di calcolo dell’Irpef.
Una batosta, si lamentano gli artigiani della Cgia di Mestre, che «andrà a colpire soprattutto il Nord». Ricordando che a fronte di poco meno di 500mila soggetti Irpef che dichiarano un reddito superiore ai 90mila euro, il 61,71 per cento risiede al Nord, il 22,72 al Centro e il 15,57 al Sud. La regione con più «super-ricchi» è la Lombardia, con 132.316 persone fisiche sopra i 90mila euro. Segue il Lazio (64.077 contribuenti), l’Emilia Romagna (46.755) e il Veneto (46.372). In coda Basilicata (1.904 contribuenti), Molise (1.287) e Valle d’Aosta (1.178). La regione più «generosa» la Lombardia, con quasi 780 milioni di euro (pari al 20,43 per cento del totale). Segue il Lazio, con 389 milioni (10,19 per cento) e il Veneto, con 343,6 milioni (pari al 9 per cento). A livello di macro area, invece, il Nord verserà il 54,59 per cento del gettito totale (pari a 2,08 milioni), il Centro il 21,12 per cento (pari a 806,3 milioni) e il Sud 927,1 milioni (pari al 24,29 per cento). Quando la casa brucia, commenta Giuseppe Bortolussi, il segretario della Cgia, «bisogna intervenire con qualsiasi mezzo per spegnere l’incendio. In linea teorica, quindi, è giusto che in questa situazione drammatica ai contribuenti più ricchi si chieda uno sforzo fiscale maggiore. Tuttavia, con questa misura vengono colpite le persone fisiche già conosciute al fisco e che già oggi versano allo Stato una pressione fiscale reale ben superiore al 50 per cento. Mentre chi è completamente sconosciuto al fisco ancora una volta la fa franca, in barba a qualsiasi principio di equità e giustizia sociale».