«E con Telecom io non c’entro»

nostro inviato a Genova

Vorrebbe parlare solo di numeri, dei bellissimi numeri trimestrali di Unicredit, Alessandro Profumo, quando incontra i giornalisti al termine dell'assemblea di ieri. Ma le domande portano tutte da un'altra parte. Anche perché il banchiere genovese non è così facile da incontrare in pubblico. E allora sta al gioco. Anzi, di più. Sullo sfondo ci sono le aggregazioni (Capitalia, SocGen). Ma c'è soprattutto la curiosità di sapere da che parte pendono gli equilibri del capitalismo nazionale dopo la chiusura della vicenda Telecom. Nella quale le banche, in tandem con parte della politica nazionale, l'hanno fatta tanto da padrone, da meritarsi i reprimenda di Mario Monti, che le ha definite un «governo occulto». E Profumo risponde così: «Le critiche di Monti vanno prese molto seriamente. Io non mi nascondo dietro un dito: una grande banca è un grande potere. Ma nella vicenda Telecom non sono coinvolto». A esserlo è stata soprattutto Intesa Sanpaolo, che nella nuova holding Telco ha investito 520 milioni per pagare 2,67 euro per azione Telecom, quando i titoli valgono in Borsa 2,08. Profumo ha sempre ragionato in una logica di mercato, e non di «sistema», non accettando di pagare un sovrapprezzo per i titoli Telecom. Al punto che il presidente di Intesa, Gianni Bazoli, era arrivato a distinguere le due anime di una banca: quella del «modello americano, incalzato da una logica spietata e competitiva di mercato che chiede un continuo incremento di valore per gli azionisti» e quella del «capitalismo più attento alla responsabilità civile delle imprese verso tutte le componenti, un'azienda responsabile verso gli interessi generali del Paese».
A Profumo questa storia del banchiere «cattivo» non è proprio andata giù. E ieri si è capito bene, quando, completando il ragionamento, ha prima chiarito che la sua, di stare fuori da Telecom, è stata una «scelta chiara», e che in ogni caso vanno rispettate le diverse visioni del business. Ma poi è stato ancora più esplicito: «Rifiuto di essere il banchiere americano, che non ha una visione di lungo termine e si concentra sulla crescita di valore nel breve. Anzi, credo che il nostro conto economico sia il più sostenibile di tutti».
Nessun commento in più su Telco o Telecom. Non sulle pressioni della politica: «Non so, comunque a me non succede mai - dice Profumo - e forse nessuno fa mai pressioni su di me perché da 13 anni che faccio il banchiere rispondo solo al mio cda». Niente nemmeno di fronte alla considerazione che Unicredit è al pari di Capitalia, il primo socio di Mediobanca, che in Telco ha conferito le sue azioni Telecom: «Non siamo il primo socio, ma uno dei soci». E se andasse in porto la fusione con Capitalia? «Semmai quest'ipotesi si dovesse verificare ci penserò. E sottolineo semmai».