E' tempo che rientrino le salme dei Savoia

Ora che finisce l'anniversario pa­trio­ttico sarebbe giusto riporta­re al Pantheon la salma dell'ultimo re d'Italia

Ora che finisce l'anniversario pa­trio­ttico sarebbe giusto riporta­re al Pantheon la salma dell'ultimo re d'Italia. Non dico il re di Maggio, ovve­ro Umberto che regnò poche settima­ne fino al referendum. Dico Vittorio Emanuele III, piccolo sovrano di lun­ga durata, re d'Italia per 47 anni, dall' assassinio di suo padre Umberto I. Vit­torio Emanuele morì come oggi, 28 di­cembre del 1947, in Egitto, e morì da cittadino italiano perché non c'era an­cora la Costituzione che vietava l'ac­cesso in patria ai Savoia vivi e morti. Il re che regnò più a lungo, tra guerre mondiali e coloniali, fascismo e impe­ro, riposi con sua moglie Elena accan­to ai suoi avi. Indipendentemente dal controverso giudizio storico su di lui, che pure fu Re Soldato ed ebbe il som­messo­affetto degli italiani che lo con­sideravano il brutto anatroccolo del­la Casa, nano sulle spalle di giganti.

Un popolo può deporre i re, come ha fatto l'Italia, ma non può fingere che non abbiano regnato. La richiesta giunge dallo storico della Monarchia Aldo A. Mola, che presiede la consul­ta dei Senatori del Regno. Forse sba­gliammo a sostenere il rientro in Italia dei Savoia viventi (lo dico a tutela del reame). Ma l'Italia avrebbe avuto bi­sogno, come simbolo unificante, di una bella monarchia alle spalle: com'è, tutto sommato, quella di Spa­gna, del Belgio o d'Inghilterra, alme­no fino alla Regina regnante. E invece ebbe una monarchia storta e piccola, salvo qualche duca e principessa. Ma i re sono come i nonni: non si scelgo­no, ma si caricano sulle spalle della memoria storica.