E Teocoli torna a teatro: «Non ero in palinsesto...»

Ferruccio Gattuso

da Milano

Nei panni del tifoso del Milan ha dato vita a un personaggio dalla voce sguaiata e dagli occhi roteanti: quegli occhi luciferini roteano ancora. Solo che il tifoso è sceso dagli spalti ed è a bordo campo, sbuffa e ha intenzione di giocare la sua partita. Per due validi motivi: ha i piedi buoni e si chiama Teo Teocoli. Da oggi, fino al 19 marzo, Teo sarà al milanese Teatro Smeraldo come protagonista di un one man show dal sottotitolo che non la manda a dire: Non ero in palinsesto. Essì, il Teo Teocoli Show è la risposta in forma di spettacolo agli equivoci e alle promesse non mantenute di mamma Rai: la conduzione di Affari Tuoi insieme all’amico sempiterno Fabio Fazio, la sterzata improvvisa su Pupo e infine le riparatrici, ma azzeccate, comparsate da Fazio a Che tempo che fa. In questa cornice, Teo si racconta, diverte e scalda i muscoli in attesa di qualcosa di sostanzioso, televisivamente parlando, a cominciare dal prossimo autunno. Anche se, a sentire l’interessato, nulla sembra pararsi all’orizzonte: ma chi ci crede fino in fondo, a un imitatore come Teo? Magari sta impersonando, bene come al solito, un nuovo personaggio: quello che, se fa teatro (ad esempio il penultimo Sono tornato normale show) raccoglie centomila spettatori a stagione, se appare con l’amico Celentano a Rockpolitik fa schizzare lo share e, invece, in tv nessuno lo cerca più. «No, è così - spiega Teocoli - ora mi godo il teatro, riscoprendo il cabaret, facendo le mie imitazioni e anche raccontando le storie del Derby e dintorni. Però io in tv farei tante cose, ad esempio la fiction. Vedo che quella non si nega a nessuno, tranne che a me! Invidio Zingaretti e il suo Montalbano: quello è un ruolo che mi piacerebbe. Il cinema? Lasciamo stare: ci ho provato ma non me l’hanno perdonata. E poi i ruoli per quelli come me, nel cinema minimalista e un po’ triste che va oggi in Italia, non ci sono: condivido il destino che fu di Walter Chiari, uno dei grandi che sento vicino. Mi piacerebbe lavorare con Verdone, e starei alla larga da Moretti, per i motivi di cui sopra». La tv, poi, tra reality e politiche aziendali non è un granché: «Marano torna a dirigere Raidue? Bene. Ma io non frequento spesso i dirigenti, e anzi quando mi è capitato per caso, poi non mi hanno più chiamato. La tv oggi non fa più varietà, ed è un peccato. Hanno cambiato persino la natura di Sanremo: il Festival doveva essere canzoni e ospiti, e invece questa volta hanno voluto fare i brillanti: alla fine, il povero Panariello sembrava una valletta, e nemmeno per colpa sua. La comicità televisiva? Zelig è diventato una rassegna, troppo legato a esigenze aziendali. Sacrifica gran parte degli artisti passati di lì, gente che farà fatica a ritagliarsi spazi altrove».