E il tesoretto si disperde nei mille rivoli della spesa

Mentre la spesa pubblica supera dopo molti anni la stratosferica soglia del 50 per cento sul Pil, a cui fa da contraltare una pressione fiscale da record, i partiti dell’Unione continuano la sceneggiata sul cosiddetto tesoretto. Ora, si ha la sensazione che questo surplus di bilancio venga palleggiato tra le forze di governo come mero strumento propagandistico. Quindi accade che, sotto la rassicurante etichetta del bene comune, ogni singolo partito dell’Unione cerca di tirare verso il suo elettorato di riferimento la copertina di tal fantomatico tesoretto, promettendo a questo o quel settore della società la relativa regalia.
Tanto è vero che il ministro Padoa-Schioppa ha dichiarato che le richieste avanzate dalle singole forze della maggioranza superano di oltre 4 volte l’entità del tesoretto medesimo.
Domina nel governo una pura logica distributiva, con la quale ottenere consenso in cambio del classico piatto di lenticchie.
L’esiguo abbassamento dell’Ici e l’ancor più esiguo aumento delle pensioni minime, promessi da Prodi, vanno in questa direzione. Ora, al di là della pura logica, io credo che l’eventuale extragettito fiscale dovrebbe essere utilizzato, in linea con quanto più volte richiesto dall’Europa, per la riduzione del deficit e, soprattutto, del colossale debito pubblico che grava come un macigno sul futuro del Paese.
Quello che sarebbe, altresì da evitare come la peste è la tentazione di impiegare delle somme derivanti essenzialmente dalla maggiore crescita economica in spese durature, dunque strutturali. Poiché ciò, nel momento in cui l’economia dovesse rallentare, creerebbe seri problemi nel bilancio pubblico. Altro discorso sarebbe se il governo Prodi avesse iniziato una seria riduzione strutturale della spesa corrente, vero nodo da sciogliere per qualunque politica di rilancio del sistema Paese.
In questo caso i circa tre miliardi di euro del tesoretto potrebbero essere spesi, in tutto o in parte, al di fuori del rigido perimetro indicato dall’Europa, magari per ridurre le tasse o in opere infrastrutturali, dato l’enorme ritardo che sotto questo profilo ci separa dai nostri maggiori partner. Ma osservando la politica economica di una maggioranza di centrosinistra che fa della redistribuzione delle ricchezze - il che in soldoni si traduce sempre in aumento delle imposte e delle uscite - è quasi certo che le somme in oggetto verranno gettate, a vari titoli, nel pozzo senza fondo della spesa corrente, facendo lievitare in prospettiva il nostro gigantesco debito pubblico, con buona pace dell’Europa unita e degli estenuati contribuenti italiani. Quest’ultimi chiamati a finanziare, in tempi di vacche magre, i buchi causati dai vari tesoretti distribuiti a pioggia da un governo irresponsabile.