E al testardo Ancelotti subito dopo il gol spunta una lacrimuccia

da Milano

Gallina vecchia fa buon brodo. Funziona in cucina, non nel calcio dove l’anzianità non sempre fa grado mentre invece la gioventù ha bisogno d’essere liberata per spuntare come una spiga di grano nel bel mezzo del deserto di San Siro. Carlo Ancelotti è un vecchio, caro, stimato conservatore nell’interpretare, con risultati eccellenti, la sua professione: Arrigo Sacchi, che gli vuole bene, lo definisce un allenatore molto paziente. Troppo, bisognerebbe aggiungere. Il Milan schierato ieri a San Siro nel primo tempo, conseguenza di gravi assenze e di tanti infortuni, è la squadra più stagionata del torneo, forse d’Europa: in undici fanno un totale di 364 anni, 33,09 anni a testa. Troppi.
Ancelotti, che è conservatore ma anche fortunato, parte con l’impresentabile Ronaldo, passa attraverso il rilancio di Seedorf, frenato da una caviglia gonfia come un cocomero, prima di arrendersi all’evidenza e alla gioventù. Albertino Paloschi, bresciano di Chiari, nato nei dintorni di Franco Baresi, 18 anni festeggiati il 4 gennaio scorso, è un predestinato anche se non arriva dal Brasile e non ha la pelle di color nero come Balotelli. Entra col Catania in coppa Italia e timbra il cartellino, ritorna in coppa Italia col Catania e zac, fa ancora centro perché il gol è una specie di tic, vizietto, chi ce l’ha nelle corde non lo può disperdere.
Bisogna fidarsi dei giovani, anche se sembrano nei neonati rispetto a Maldini e Serginho, Cafu e Kalac. Ancelotti decide di arrendersi alle sue idee da conservatore un po’ prima di metà ripresa. Alla fine gli scappa anche una lacrimuccia che fa tanto tenerezza nella scena di un San Siro in delirio per un altro ragazzo dai gol d’oro e per il sesto successo del 2008. Fa spazio al ragazzino richiamato in gran fretta dal Viareggio e schierato in panchina per concedere il primo tempo a quel fantasma appesantito chiamato Ronaldo. Giusto così. Ma neanche lui può immaginare quel che accade, da lì a qualche secondo, 18 secondo i calcoli di Mediaset, 19 per Sky. Il rinvio di Kalac è un arcobaleno che Seedorf, in semi-rovesciata plastica, trasforma in un assist goloso. Alberto Paloschi gli si avventa sopra con la voracità di un ragazzino alle prime armi: libera il destro a incrociare, trova l’angolo opposto e si ritaglia un pezzo di gloria, fatta apposta, in queste settimane, per la generazione di nuovi fenomeni, le gemme piantate nel calcio lombardo. «Non avrei saputo scrivere una storia più bella», ammette alla fine, felice e beato mentre dedica la sua impresa balistica alla famiglia, ai sacrifici fatti in passato per accompagnarlo al campo da calcio. «Sono qui per imparare», spiega prima di saltare in groppa a Inzaghi, il suo idolo, e prepararsi anche al Livorno, mercoledì sera, e di ricordare l’amicizia con Balotelli. Squadra vecchia fa buon brodo, è vero, ma i giovani del Milan non sono poi così male.