E la testimonianza dei Ris diventa un giallo

Edoardo Montolli

Al processo per la strage di Erba oggi doveva essere il giorno dei Ris, il nucleo scientifico dell’Arma che lo scorso ottobre depositò oltre 400 pagine di perizia sulla mattanza di via Diaz 25. Doveva. I Ris infatti hanno annunciato che non saranno in aula. Niente testimonianza, niente particolari sulla notte della strage. Per conoscere la verità delle indagini scientifiche bisognerà aspettare ancora. E dovrà aspettare soprattutto la difesa che sul rapporto dei Ris punta, sin dall’udienza preliminare, per scagionare gli unici imputati della strage, Olindo Romano e Rosa Bazzi. «Nonostante gli sforzi analitici compiuti», scrisse allora il colonnello dei carabinieri Luciano Garofano, non fu possibile trovare tracce di Dna dei due coniugi nella scena del delitto né tracce di sangue delle vittime nell’appartamento di Olindo e Rosa.
I Ris devono spiegare se e come è possibile ripulire dal sangue l’appartamento dei Romano e il locale lavanderia senza lasciare alcun residuo neanche nei vestiti di ricambio. Abiti che peraltro i due coniugi affermano di aver indossato dopo la strage (in pochi secondi, secondo la ricostruzione dell’accusa; in dieci minuti secondo la ricostruzione di Giuseppe Castagna, fratello di Raffaella) e rimessi per recarsi nella caserma dei carabinieri di Erba. E ancora resta da chiarire come mai l’unica traccia di sangue (da schizzo, ndr) del supertestimone Mario Frigerio è sulle scale e non nell’appartamento dove afferma che gli è stata recisa la gola. I Ris saranno anche chiamati a spiegare com’è possibile che il sangue delle vittime arrivi fino al portoncino d’ingresso della palazzina, poi improvvisamente scompaia per tutta la corte, e poi riappaia sull’auto dei due coniugi. E ancora bisognerà fugare ogni dubbio sul «famoso» cerotto che Rosa Bazzi ha consegnato, la sera della strage, ai carabinieri. «Mi ha morso Raffaella», disse la donna in una delle sue confessioni, ma in quel cerotto non c’è traccia di saliva di Raffaella né tracce di Dna di Rosa tra i denti della vittima.
Ma l’aspetto più interessante riguarda le strane tracce di sangue, tra cui quella ritrovata sul balconcino di casa Castagna. I Ris dovranno chiarire che cosa si nasconde dietro quella dicitura che risulta dal rapporto: «Non scientificamente interpretabile». E cioè se la quantità di materiale ematico è insufficiente per stabilire a chi appartengano, o se invece quella traccia di sangue non è né delle vittime né degli imputati. Ma di qualcun altro.