E in Togo insultano un nazionale bianco

Il razzismo visto agli antipodi. Perché l'intolleranza dei neri verso i bianchi è altrettanto becera e d'attualità di quella dei bianchi nei confronti dei neri. E se Balotelli è stato fischiato e apostrofato in ogni maniera a Klagenfurt, il centrocampista del Togo, Thomas Dossevi, non ha potuto far altro che abbandonare il ritiro della nazionale. La sua colpa? Essere bianco, olivastro per la precisione. Figlio di un francese e una togolese. Per Dossevi, nato a Chambray les Tours 31 anni fa, attualmente in forza agli inglesi dello Swindon Town, i guai erano iniziati lo scorso 10 ottobre a Tunisi, durante una sfida di qualificazione alla Coppa d'Africa. Una sparuta pattuglia di ultras del suo paese l'aveva contestato duramente nel corso della partita. Nulla in confronto a quanto accaduto nei giorni scorsi a Lomé, dove la nazionale diretta dal francese Thierry Froger si stava preparando alla gara contro il Ciad. Sugli spalti sono partiti cori di chiara matrice razzista. Dossevi, esausto soprattutto di sentire messa in discussione l'onorabilità della madre, solo perché convolata a nozze con un bianco, ha guadagnato gli spogliatoi, raccattato le sue cose ed è rientrato in Inghilterra con il primo volo utile, spiegando alla federazione di non aver più alcuna intenzione di vestire la maglia degli Eperviers.
Dossevi sta vivendo sulla propria pelle uno dei tanti millenari paradossi africani. Mentre un numero crescente di persone di colore, in maggioranza donne, farebbe carte false pur di cambiare la pelle, c´è chi viene discriminato dalla nascita proprio "per colpa" della pelle bianca. Vengono generalmente emarginati e perseguitati, a volte persino uccisi. Sono guardati con sospetto, considerati spiriti portatori di sventure, relegati ai margini della vita sociale. Assurde credenze e antichi pregiudizi contribuiscono a fomentare l´intolleranza. Dossevi è stato travolto dalla spirale di odio verso gli albini, pur essendo il figlio di un matrimonio misto con predominante pigmentazione paterna. Il suo non è un caso isolato nel calcio africano. In problemi simili è incappato infatti il connazionale Guillaume Brenner, che per le stesse ragioni ha lasciato da qualche tempo gli Sparvieri, e l'attaccante della nazionale nigeriana Peter Odemwingie, presente ai recenti mondiali sudafricani, è costretto ogni volta che mette piede a Lagos a farsi scortare dalle forze dell'ordine.