E Torino lancia il salvagente decisivo all’auto di Detroit

La vera «scossa» al mondo dell’auto, non è arrivata dalle decine di prototipi a batteria esposti in questi giorni al Salone di Detroit, ma a darla è stato ancora una volta Sergio Marchionne. Come aveva fatto a ottobre, minacciando di abbandonare l’Associazione europea dei costruttori se non si fosse raggiunta una posizione comune sul nodo CO2 e giocando d’anticipo sulle altre case nella richiesta di aiuti (40 miliardi) alla Ue, anche le nozze a sorpresa con Chrysler hanno fatto sobbalzare il mercato. È soprattutto il periodo (nel pieno della crisi del settore e all’inizio di un anno che si preannuncia nero per tutti) e il modo con cui il top manager ha convinto l’italo-americano Bob Nardelli a dire «sì» (ingresso nel capitale di Chrysler con il 35% - a costo zero - e possibilità di aumentare la partecipazione, ovvero far proprio il gruppo di Auburn Hills in mano al fondo Cerberus) a delineare l’operazione come un capolavoro di ingegneria finanziaria e industriale. A tutto questo, infatti, bisogna aggiungere la soluzione del rebus su come e con chi rientrare negli Stati Uniti con il marchio Alfa Romeo, la Fiat 500 e anche i camion Iveco. A loro disposizione, secondo gli accordi, ci sarà la vasta rete commerciale di Chrysler che spazia anche nel territorio messicano. In cambio del favore, il presidente Bob Nardelli e i suoi due strateghi, Tom LaSorda e Jim Press, alla fine di marzo potranno presentarsi davanti al Congresso con un programma concreto per migliorare la mobilità degli americani e, allo stesso tempo, l’aria che respirano. Al presidente Barack Obama e ai deputati, mostreranno come Chrysler potrà sfruttare le piattaforme, i motori e le tecnologie italiane seguendo così le tendenze del mercato americano, che per rispondere alla crisi guarda con sempre più simpatia a vetture di dimensioni compatte e dotate di motori meno dispendiosi. Fiat, dunque, concederà agli americani l’utilizzo delle proprie piattaforme di segmento A (city-car), B (utilitarie) e C (medie) nonché le motorizzazioni di ultima generazione sfornate da Powertrain Technologies e il rivoluzionario sistema Multiair, a cui ha contribuito per la parte elettronica Magneti Marelli, che applicato ai propulsori a benzina ne riduce fortemente i consumi e le emissioni inquinanti. Fiat, da parte sua, potrà attingere know how da Jeep, il gioiello del gruppo Chrysler, per la trazione integrale, mentre gli americani potranno avvantaggiarsi della forza del Lingotto in Europa (rete vendita) e in America Latina (rete e stabilimenti). Si fa strada la Fiat del futuro, quella che Marchionne ha descritto a braccetto con più di un partner, per raggiungere la necessaria massa critica di 5,5-6 milioni di veicoli prodotti . Chrysler non sarà l’unico. Resta aperta la pista tedesca (Bmw e Mercedes) per altre cooperazioni. E soprattutto quella francese che porta a Psa Peugeot Citroën. Le due famiglie, Agnelli e Peugeot, continuano a parlarsi. Alcuni studi legali starebbe già facendo «prove di fusione». Potrebbe essere la prossima scossa.