E Totti lo rimpiange così: «La sua fiducia mi guarì»

da Roma

Il loro rapporto iniziò in maniera un po’ turbolenta. Era un caldo weekend di settembre del 2004 a Palermo, la nazionale di Marcello Lippi muoveva i primi passi del ciclo che poi terminerà con il titolo mondiale. Francesco Totti, che aveva marcato visita in Nazionale, fu costretto obtorto collo a raggiungere la Sicilia per un colloquio con il ct e per passare qualche ora con il gruppo azzurro. Bastò quel chiarimento per sgombrare il campo da equivoci e malintesi. Da allora il rapporto si è sempre più rinsaldato. «Marcello Lippi? Per me in nazionale è stato fondamentale», racconta adesso il capitano romanista che a più di un anno dall’infortunio che rischiava di fargli saltare il mondiale tedesco e otto mesi dopo aver sollevato la Coppa, parla dello speciale feeling che lo lega al ct viareggino. La parte d’azzurro che Totti conserva gelosamente, ora che per sua scelta si è allontanato dalla nazionale di Donadoni per pensare alla sua squadra di club.
«Avere un rapporto di fiducia con l’allenatore è fondamentale», ha detto il numero dieci giallorosso in una lunga intervista allo storico settimanale del tg1 TV7 (in onda stasera dalle 23). E il capocannoniere del campionato racconta di come Lippi gli sia stato vicino già nelle prime ore successive all’infortunio alla caviglia del 19 febbraio 2006. «Lippi - ha spiegato Totti - mi venne a trovare in clinica il giorno dopo l’operazione, anzi fu addirittura il primo. Mi ricordo ancora cosa mi disse: credo in te, tu devi essere con noi al Mondiale per vincerlo. Ecco, è troppo importante, dal punto di vista umano e non solo, trovare un allenatore che abbia una tale fiducia in te».
È questo, ha aggiunto Totti, il vero carburante di un campione: «Quando un calciatore ha la totale fiducia del suo allenatore, rende in percentuale molto di più. Dà in campo quel che non darebbe altrimenti». Lippi, di recente, gli ha fatto un altro complimento: secondo l’ex ct dell’Italia, Totti andrebbe inserito insieme a Ibrahimovic e Kakà in una rosa ristretta di candidati al Pallone d’Oro.
Il capitano della Roma ringrazia e il discorso scivola sulle critiche piovutegli addosso tra l’infortunio e il Mondiale: «Dopo l’operazione dicevano che ero finito, che zoppicavo. Fortuna che ho un carattere forte, quelle critiche mi hanno spinto a mostrare che era il contrario. Ma non è stato facile: quella forza di carattere si ottiene solo crescendo, con la maturità. So che qualsiasi cosa faccia Totti, nel bene e nel male, è sempre un problema. Ma non mi interessa nulla: io penso a me stesso, a far bene quel che devo. E rispetto chi mi rispetta». Lippi è fra quelli.