E le turbolenze dell’Udeur scuotono l’Unione

Il partito del ministro fa quadrato: «Era un’area protetta, perché quelle foto?». Diliberto: «Così si nuoce al governo»

da Roma

Certo, il governo ha altre gatte da pelare. Fatto sta che l’ultimo colpo de L’espresso non aiuta a ritrovare serenità. Anche perché nel partito del Guardasigilli serpeggia un certo fastidio per essere indicati come i rappresentanti più genuini della «casta». Così, il capogruppo dell’Udeur al Senato, Tommaso Barbato, annuncia la presentazione di un’interrogazione urgente a Romano Prodi. Motivo: «Sapere quante e quali personalità di Stato, per quali destinazioni, con quanti e quali accompagnatori abbiano usufruito dei voli di Stato nelle ultime tre legislature». Ma anche «considerare la possibilità di abolire tale servizio, valutando quali sarebbero i costi per l’Erario qualora fossero utilizzati in normali servizi di linea». Tanta pignoleria è rivolta anche altrove. A Barbato piacerebbe «conoscere l’elenco di eventuali giornalisti al seguito che hanno partecipato a missioni ufficiali e se siano stati richiesti rimborsi per tali voli ai loro editori». Quanto all’articolo de L’espresso («Senza grazia e senza giustizia»), eccolo sistemato: «L’Udeur vorrebbe sapere quali valutazioni il premier faccia circa il fatto che siano state effettuate foto e filmati all’interno di un’area militare protetta che avrebbe dovuto essere preclusa a chiunque. In particolare vorremmo una sua valutazione sulla pubblicazione delle foto degli agenti di sicurezza assegnati al Guardasigilli, fatto che indubbiamente mette a repentaglio la loro incolumità». Interpellato dal Giornale, Massimo Donadi giudica l’interrogazione «una buona cosa, sperando che non ci sia dietro un “muoia Sansone con tutti i Filistei...”». Perché, comunque, «c’è da rimanere allibiti che in un Paese in difficoltà, con problemi di bilancio, ci siano non voglio dire abusi, ma la mancanza di sensibilità di evitare certi comportamenti», dice il capogruppo Idv alla Camera.
Ormai la reazione a catena è difficile da fermare. Oliviero Diliberto, per esempio, non ha dimenticato la minaccia mastelliana sulla caduta dell’esecutivo nel caso qualche ministro o segretario di partito partecipi alla manifestazione del 20 ottobre contro l’accordo del 23 luglio. E il segretario del Pdci sottolinea che «fa più male al governo l’uso di aerei ed elicotteri di Stato per visite con mogli e figli al seguito che dieci manifestazioni che chiedono il rispetto del programma con cui abbiamo vinto le elezioni». Intanto, alla festa dell’Udc di Chianciano per un rendez-vous democristiano, Mastella rivela di aver ricevuto solidarietà sia da Prodi che da Berlusconi. E una mano gliel’ha data anche Bernie Ecclestone, che racconta di aver offerto il proprio aereo personale a Mastella che aveva avuto problemi a raggiungere Monza, offerta declinata con tanti ringraziamenti perché il Guardasigilli «l’avrebbe accompagnato Rutelli».
Così, tutt’altro che intimorito, Mastella attacca De Benedetti, editore de L’espresso, parlando di «un tentativo di far saltare me e il governo», figlio «più della sinistra un po’ moderata, quella vezzosa», che non dell’opposizione. Naturalmente, c’è ancora un sassolino da togliersi dalla scarpa: «Quando non sarò più in grado di essere eletto mi farò da parte. Ma non se lo dice Grillo, né se lo dice la cicala, né se lo dice la formica». Anche il Savonarola del web è servito.