E la Turchia ora scopre il sentimento anti Usa

Un film sull’Irak, benedetto anche dal governo, riempie tutte le sale del Paese

Marta Ottaviani

da Istanbul

Fuori dai cinema ci sono file lunghissime, non c’è sala sull’Istiklal Caddesi che non l’abbia in programmazione e per le strade si vede solo la sua locandina. Istanbul e la Turchia stanno impazzendo per il film Kurtlar Vadisi: Irak (La valle dei lupi: Irak) diretto da Serdar Akin. La pellicola è uscita nelle sale lo scorso 7 febbraio, accompagnata da recensioni lusinghiere ma anche da polemiche. Il quotidiano Hurriyet non ha esitato a definirlo il «simbolo dei moderati sullo scontro di civiltà». Alla prima erano presenti il presidente del Parlamento turco Bulent Arinc e il premier Tayyip Erdogan ed entrambi hanno espresso pareri molto favorevoli (fin troppo da un punto di vista diplomatico).
La trama è incentrata su uno sceicco islamico curdo nordiracheno, Abdurrahman Halis Kerkuki, che condanna i kamikaze e ferma alcuni boia che stanno per decapitare un giornalista Usa, ma che nello stesso tempo rappresenta l’anti americanismo più radicale. E certo gli Stati Uniti dalla pellicola non escono bene: i loro soldati sono ritratti come bestie, che pensano solo ai profitti economici e al petrolio. Il più cattivo di tutti è il colonnello Sam Marshall, di credo cristiano, andato in Irak per «riprendersi la terra di Babilonia». Non manca il contrappasso dantesco: Marshall, infatti, verrà ucciso da un agente segreto turco con il pugnale della vedova di un uomo ammazzato dagli americani. Se i soldati a stelle e strisce vengono ritratti nel peggiore dei modi possibili, decisamente più edificante è la parte ritagliata per i turchi, rappresentati da alcuni agenti dei servizi segreti di Ankara venuti a vendicare la cattura di 11 loro colleghi arrestati dagli americani a Sulemanyia nel Nord Irak il 4 luglio del 2003 (fatto realmente accaduto, ma è l’unico fondo di verità della pellicola). Non si salvano nemmeno i curdi nordiracheni che nel film appaiono come marionette degli americani pronti ad assecondare ogni loro capriccio. Dal punto di vista della regia, il film si distingue per la grande cruenza delle sue scene, che sono un susseguirsi di eccidi, bombardamenti, pestaggi e altre violenze. Il tutto scandito da raffiche di mitra e colpi di bazooka.
Diverse le reazioni del mondo militare e politico. L’ambasciatore americano ad Ankara, Ross Wilson, ha affermato che non ha visto il film e che non è interessato a farlo. Più conciliante James Jones, comandante delle forze Nato in Europa (di cui fanno parte anche i turchi), che ha sottolineato come in tutti i film bisogna distinguere la realtà dalla fiction, rimarcando che le relazioni fra americani e turchi sono ottime. Un esponente dei Lupi Grigi invece ha calorosamente elogiato la pellicola, espressione di una «posizione nazionale».
Adesso c’è grande attesa per il videogioco del film, che uscirà a breve e si preannuncia un grande successo. Giusto per fomentare lo scontro di civiltà anche con il mouse.